Milano, o cara

Last Updated on 5 Novembre 2003 by CB

Nell’immaginario degli italiani, Milano non è certo tra le città più ricche di suggestioni estetiche. Eppure un turista come Stendhal ne rimase incantato, e arrivò a definirla «la beauté parfaite». Una bellezza discreta, nascosta, diffusa nei dettagli.Fa parte della collana Grand Tour, il volume dedicato a Milano dall’editore Franco Maria Ricci. Come il lungo viaggio nel ‘pittoresco’ italiano, che nel Settecento coronava l’educazione dei giovani gentiluomini europei, il libro apre gli occhi ai colori di una città ingessata in “grigi” stereotipi.

Dopo una parte storica e urbanistica, ci si addentra nell’album, selezione di immagini che della città sanno raccontare i molteplici stili e le anime. C’è la Milano sacra, con le molte basiliche, quella laica e gentilizia, dei palazzi e delle ville.

Ci sono i musei, e opere come il Cristo morto di Andrea Mantegna, l’Ultima Cena di Leonardo, la caravaggesca Canestra di frutta, il Bacio di Francesco Hayez, il Ritratto muliebre di Piero del Pollaiolo.

Non poteva mancare il biancore cesellato della facciata del Duomo, o l’acrobazia temporale che in un colpo d’occhio mette insieme la Torre Velasca e la basilica di San Nazaro Maggiore.

Ma è nei dettagli, delle chiese dei palazzi e delle opere d’arte, la sorpresa, il racconto più sfumato e ‘emotivo’ dell’ambiance cittadino, che spesso rimane invisibile alla nostra distratta, e distante nello spazio, attenzione quotidiana.

Che sia la copertura in ferro e vetro della Galleria Vittorio Emanuele; o il dettaglio dorato del Teatro alla Scala; o il colonnato romano davanti alla Basilica di San Lorenzo. O siano le mura, coperte di foglie color ruggine, del Castello Sforzesco.
(Cristina Bolzani)

da Milano. La città più città d’Italia, FMR Collana Grand Tour, Milano 2003
«A Milano nasce il fascismo, in piazza San Sepolcro; a Milano morirà, in piazzale Loreto, macabra orrenda nemesi di un regime che ha condotto il paese a un disastro senza precedenti. La Milano in cui i cadaveri di Mussolini, della Petacci e dei gerarchi fucilati a Dongo sono appesi per i piedi a un traliccio è una distesa di macerie, la città ha pagato un prezzo altissimo. La ricostruzione è lunga e difficile, fra nuovi violentissimi conflitti sociali che vedono addirittura l’occupazione della Prefettura da parte delle sinistre, miseria e banditismo diffusi. Ma la solida struttura economica e la tenacia volitiva dei milanesi superano ogni ostacolo. Anzi, arriva, quasi inaspettato, non solo una ripresa ma il “miracolo economico”, quel boom che trasforma il volto di tutta l’Italia, e non solo di Milano, che a buon diritto se ne può definire protagonista. Un volto fissato in quegli anni, e che rimane come una sorta di foto ricordo della Milano migliore.»

Su Internet
Museo Poldi Pezzoli
Castello Sforzesco

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