Che noia la poesia

Che cos’è quella scrittura con tanti ‘a capo’ che a scuola ci hanno fatto dissezionare innumerevoli volte, portandoci a dire con altre parole, con riassunti o concettose analisi quello che era scritto davanti a noi, e che fluiva spesso così piacevole e immediato da non necessitare di altro che della nostra attenzione? Che cos’è dunque la poesia? Basta partire dalla filastrocca, dal significato primario di ritmo, di rima, di verso, e leggere un libro uscito dalla collaborazione dei saggisti Hans Magnus Enzensberger e Alfonso Berladinelli, Che noia la poesia – Pronto soccorso per lettori stressati.

Del quale la prima cosa che colpisce è la quantità di poesie citate, da Omero a Auden a Lear a Benjamin a Dante a Cavalcanti, a Shakespeare a Lorca a Neruda a Lewis Carroll a Blake a Catullo, fino a Brecht Auden Gozzano Ungaretti Apollinaire … tutte in carattere rosso, che le staglia dal testo. La seconda cosa che colpisce è la leggerezza da gioco, che toglie ogni aura specialistica alla materia poetica, restituendole quel grado zero che ci aiuta a capirne al meglio la natura.

Ci si addentra così in lievi ma chiare spiegazioni di cosa sia un giambo o un anapesto. Dalla metrica alla rima il passo è breve, dalla rimalmezzo all’allitterazione. Il verso poi, dal più breve m’illumino d’immenso, passando per il pittografico haiku, alla complessa terzina dantesca al sonetto, prova di bravura frequentata in ogni epoca. Senza dimenticare le varianti del verso libero, calligrammi compresi. Per arrivare al segreto della buona poesia (ma in fondo anche della buona prosa): il tono, la voce inconfondibile, che non sia mera imitazione, epigono di autori precedenti. Però per quanto raramente coronata la sfida dell’originalità non scoraggia i molti ‘poeti’; «la lirica è l’unico mezzo di comunicazione di massa dove ci sono più produttori che consumatori».

Si può studiare la poesia? Di certo Dante si dovrebbe anche poter leggere tout court, oltre che studiare, perché il funambolismo giocoso del suo linguaggio è apprezzabile senza conoscerne i complessi riferimento storici e filosofici. E se questo è vero per un poeta complesso come Dante sarà vero per tutta la poesia. «E allora, anche a scuola, nel luogo fatto apposta per studiare, dovremmo mettere da parte l’idea di studio e fare posto alla pratica del leggere. Per esempio a voce alta». Importante poi è preservare, della lettura, il suo aspetto di libero arbitrio; sostiene il poeta Enzersberger che «la lettura è un atto anarchico», intimamente legato alla storia biografica del lettore… affinché lo studium resti passione, mantenga il piacere, il gusto di avvicinare uno stile, un «sistema chiuso» in sé coerente, un corpo fonetico, per il quale si potrà provare attrazione.

Il gioco della poesia può cominciare da subito. Magari leggendo, magari ad alta voce, l’ultima raccolta di Patrizia Cavalli, Pigre divinità e pigra sorte. E si godrà del suo classico, discorsivo ‘tono’ e del suo verso talvolta sprezzante nella sua cristallina pregnanza epigrammatica.

«Duro intelligere e morbido sentire,
il peggio che ci possa capitare».

(Cristina Bolzani)

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Hans Magnus Enzensberger intervistato da Piergiorgio Odifreddi