La querelle sul Freud ritradotto

Mentre si moltiplicano le iniziative per ricordare Sigmund Freud a 150 anni dalla sua nascita, un’accesa controversia, con complessi strascici giudiziari – e culminata nel ritiro dell’opera dal commercio pubblicata di recente dalla casa editrice Bollati Boringhieri – sta agitando da un po’ di tempo il mondo della psicoanalisi italiana. Oggetto della querelle è la nuova traduzione con cui la Bollati ha deciso di rilanciare la sua vecchia edizione dell’opera completa di Freud, che è da circa trent’anni il titolo forse più prestigioso del suo catalogo. Occorre però precisare che la nuova traduzione, della quale sono per ora usciti soltanto due volumi – Scritti di metapsicologia e Storia della Psicanalisi -, si presenta in effetti come una revisione, affidata a Michele Ranchetti, della precedente versione, gli undici grossi volumi curati da Renata Colorni sotto la direzione di Cesare Musatti. La quale, non ritenendo necessaria una revisione del suo lavoro, e comunque giudicando inammissibile che la revisione sia stata decisa senza il suo preliminare consenso, ha denunciato per plagio la Bollati Boringhieri, con relativa richiesta di un risarcimento adeguato alla gravità del danno subìto.

Secondo il germanista Luigi Reitani nella nuova versione ci sono errori davvero enormi. «Trovo che tutta l’operazione sia di una leggerezza sconcertante, a cominciare dalla scelta dei testi inseriti nei due volumi. Il proposito principale del curatore era quello di ‘contestualizzare’ Freud, ma il risultato è invece quello di smembrare i suoi scritti. Non si capisce per esempio perché dal volume degli Scritti di Metapsicologia sia escluso Al di là del principio del piacere, che a detta dello stesso Ranchetti di quegli scritti rappresenta il vertice speculativo».

«L’esito della nuova traduzione – sostiene Reitani – è contraddittorio e confuso. La ‘Besetzung’ di Freud – finora tradotta in italiano con ‘investimento’, il termine più vicino alla sua connotazione militaresca ed economica, diventa ‘caricamento’, con effetti talvolta bizzarri. Il termine ‘Melancholie’, che in Freud designa una situazione patologica e non uno stato d’animo, è appiattita nel comune ‘malinconia’, contro il più preciso ‘melanconia’ della precedente traduzione. Il termine ‘Einfall’, usato per esprimere l’importante concetto di ‘associazioni libere’, si trasforma in ‘idee spontanee’ o ‘libere idee spontanee’. ‘Repräsentanz’ è stato tradotta non proprio limpidamente con ‘vicario’, con qualche acrobazia nei composti, per cui l’espressione ‘psychische (Vorstellungs-)repräsentanz’ è resa con ‘vicario psichico (in forma di rappresentazione)’. ‘Fixierung’ diventa ‘ancoraggio’ (e non più ‘fissazione’), non so con quale coerenza rispetto al principio di un lessico che si vorrebbe più vicino al linguaggio quotidiano».

«La distinzione tra ‘Befriedigung’ e ‘Erfüllung’ è sostanzialmente annullata dal traduttore Stefano Franchini, che talvolta – invertendo quanto aveva fatto Musatti – sceglie ‘appagamento’ per il primo e ‘soddisfacimento’ per il secondo, mentre altre volte usa invece per entrambi i termini ‘soddisfacimento’, o impiega ‘esaudire’ per il verbo ‘erfüllen’, per poi ritornare ancora ad ‘appagamento’ per ‘Erfüllung’. ‘Versagung’ diventa di volta in volta ‘fallimento’, ‘rifiuto’ e persino ‘fiasco’, ma permane ancora la scelta musattiana di ‘frustrazione’. ‘Selbstgefühl’ è banalizzato in ‘amor proprio’, salvo a riproporlo altrove come ‘sentimento di sé’ sulla scia di Musatti. Questa preoccupante oscillazione nella resa degli stessi termini non è rara, come prova ancora il caso dell’espressione ‘halluzinatorische Wunschpsychose’, che ora è tradotta con ‘psicosi allucinatoria conforme al desiderio’, ora semplicemente con ‘psicosi allucinatoria di desiderio’».

Reitani ammette che «sarebbe sbagliato pretendere una resa sempre uniforme degli stessi termini (neppure l’edizione di Musatti lo faceva), ma ciò non giustifica l’arbitrio e la casualità delle soluzioni». Ragion per cui non esita a dichiarare di preferire assolutamente la vecchia edizione. A proposito della quale gli piace ricordare che «la traduzione e la cura editoriale di Renata Colorni sono state a ragione additate a livello internazionale come un esempio straordinario di intelligenza ermeneutica e di affidabilità nella lettura. Naturalmente questo non significa che non possano esserci punti in cui oggi si possono proporre soluzioni alternative. Ma questo dovrebbe avvenire sulla base di solide argomentazioni, cosa che l’edizione Ranchetti evita appunto di fare». Ai suoi critici Ranchetti obietta che «Freud non è il genio che ha capito tutto una volta per sempre, va riletto e rimesso in discussione, situato nel suo contesto». Ma Reitani giudica questa affermazione «così incontestabile da risultare banale. Quale pensatore non va continuamente riletto e rimesso in discussione? Non capisco come Ranchetti possa far passare la sua edizione come un invito a leggere Freud liberandolo dalla crosta di una lettura istituzionale. Al contrario trovo che la sua scelta di testi e le sue scelte di traduzione siano molto più dogmatiche, perché vincolano l’interpretazione assai più di quello che faceva l’edizione Musatti, che dava conto delle proprie scelte e offriva così la possibilità di metterle in discussione».

Abbaglio clamoroso quello che trasforma il piccolo Hans, il bambino di cinque anni del celebre caso omonimo, in un ragazzo di quindici anni. Ma la vera sconvenienza – secondo Reitani – «è che la cosiddetta ‘nuova’ traduzione è in gran parte derivata dalla precedente senza che questo sia detto. Da qui la fondata accusa di plagio. Dove invece il testo è stato mutato, il risultato è a mio avviso disastroso, perché ai vecchi e nuovi fraintendimenti si aggiunge la perdita completa dell’eleganza della prosa di Freud. E poi c’è il problema della mutata terminologia. Ammetto che si possano proporre soluzioni nuove, ma non si può cambiare da un giorno all’altro tutta la nomenclatura freudiana senza spiegarne le ragioni e motivare le scelte fatte».

Come risponde alle accuse il curatore dell’opera contestata, Michele Ranchetti? «Ben venga la segnalazione dei refusi, ma non basta fissarsi su questi, senza segnalare, per esempio, che abbiamo pubblicato materiali inediti molto importanti.» – afferma dalle colonne del Corriere della Sera. E rilancia la sua accusa: «La psicoanalisi italiana è un ambiente sordo. Si vuol mettere sull’altare Freud, rifiutando ogni nuovo invito alla lettura, magari senza averlo neanche letto attentamente. L’Inghilterra ha prodotto l’edizione critica più autorevole delle opere freudiane, quella di James Stracey: un’edizione unica e completa che fu la base per Musatti. Eppure, è stata a sua volta rivista completamente e presto uscirà una nuova edizione senza scatenare nessuno scandalo. In altri climi culturali il progetto di ridiscutere un monumento culturale come Freud è lecito… In Italia non è così, specie se la revisione di Freud, come nel mio caso, non nasce all’interno della Società psicoanalitica italiana, che oggi si sente proprietaria morale dell’edizione Musatti».

Vedi anche: Sigmund Freud Museum

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Refusi freudiani (La Rivista dei Libri)