Il migliore

«La storia è più importante dello stile», sosteneva Bernard Malamud, newyorkese di Brooklyn, figlio di due ebrei russi emigrati, considerato uno dei più rilevanti narratori americani del ‘900. «Grazie alle storie i bambini capiscono che il mistero non li ucciderà e scoprono di avere un futuro». Obiettivi cruciali quando si inizia a scrivere in piena Seconda Guerra Mondiale, con le prime notizie sull’Olocausto che trapelano, una coscienza dolorosa da esprimere, la percezione cupa di un destino amaro, che forse si può provare ad aggiustare. Il suo libro più celebrato, The Fixer, è ispirato al processo realmente avvenuto nella Russia zarista a carico di un operaio ebreo accusato ingiustamente di omicidio rituale, e gli fa vincere sia il National Book Award che il Pulitzer.Anche nel suo primo romanzo, pubblicato nel 1952 e portato su grande schermo da Robert Redford nel 1984, prevale l’intreccio sull’impianto stilistico; e anche qui il personaggio principale è schiacciato nell’imbuto di una predestinazione, potrebbe essere Il migliore nel suo sport ma è anche sfortunato. La parabola di Roy Hobbs, stimmate da campione di baseball, è tanto efficace nel suo svolgersi da sembrare scritta già per diventare un film, e ricorda altri personaggi cinematografici successivi (pensiamo alla saga degli eroi sportivi di Kevin Kostner), segnati da penalità e ingiustizie.

Questa storia inizia sul treno che porta il giovane Hobbs verso Chicago per il provino che dovrà far partire la sua carriera professionistica. Ha una mazza da gioco costruita personalmente dal legno di un albero spaccato da un fulmine e chiamata Wonderboy. Promette meraviglie già nel viaggio a chi lo conosce e in una sfida durante una sosta con un giocatore della League, eccita la curiosità di un giornalista di settore. Poi viene mezzo ammazzato da una serial killer di sportivi. E la parabola si interrompe momentaneamente.

Dissolvenza: riappare quindici anni dopo. Torna finalmente in campo, in una nuova terra da gioco promessa: New York con i suoi Knights. Quando, smaltiti il ferimento, il provino mancato, gli anni buttati, le frustrazioni da spogliatoio, un avversario gli consegna sulla mazza l’attesa grande occasione, Hobbs inizia a sparare i suoi missili, fa un percorso netto, fa vincere una squadra prima paurosa e superstiziosa, stabilisce record, fa innamorare il pubblico, rianima la città, attirà su di sé la curiosità della stampa e delle donne. Ma il destino, che gli sta col fiato sul collo dalla prima pagina, lo aspetta. Da quando, sfregando in treno un fiammifero davanti al finestrino, sperando di scorgere un orizzonte e una prospettiva, vede solo se stesso riflesso nel buio di una galleria.

Accanto a questo giro di campo tra luci e ombre di una partita, di un campionato, di una vita, Malamud, che è certo uno scrittore di storie ma che sa dimostrare anche stile, ci sorprende con brevi passaggi onirici e trovate surreali, come quando Hobbs, scaltro nello sport e ingenuo nella vita, finisce nella rete di un cinico scommettitore che gli sta facendo perdere molti soldi, uscendo dalla trappola con un numero di magia. «Roy fece passare rapidamente la tovaglia sopra la testa di Gus (…) Afferrò il naso dell’allibratore e tirò. Nel suo piatto cadde tintinnando una pioggia di dollari d’argento». (fg)