Liberi di amare

A volte leggere i libri dalla fine può essere utile, specie se non c’è alcuna storia da svelare. Nel caso di questa raccolta di passioni dal titolo-slogan very correct si incontrerebbe per primo il ‘pansessuale’ (definizione sua) Pedro Almodovar che dell’omosessualità dà la seguente – non certo extra-ordinaria – definizione: «La gelosia è la stessa, le debolezze sono le stesse, il dolore è lo stesso e la passione che si prova è la stessa». Questo per sottolineare che non è il caso di aspettarsi uno spirito cosiddetto trasgressivo, nè orgogli o baldanzose gayezze, da questi amori del Novecento, che sono invece del tutto normali a parte il fatto che li hanno vissuti persone con grandi talenti.Quanto è esuberante nei suoi film tanto si rivela ritroso sulla sua vita sentimentale, Almodovar, che rivela però come «in amore è sempre lui che chiude e dice basta: per una sorta di deformazione progfessionale, spiega. Scrivendo copioni, capisce in modo lucido quello che sta succedendo, e soprattutto quello che succederà».

Genio e sregolatezze segnano la vita di Rudolf Nureyev. Il grande amore per il maestro, l’apollineo ballerino Erik Bruhn, non sarà mai un porto sicuro. «Si amano e si tormentano, si offendono si umiliano, si puniscono, si lasciano, si rincorrono: un eros che ha venature di sadismo e e che si impenna nella sofferenza. Rudolf lo ama fino quasi a distruggerlo. Sono troppo vicini, paradossalmente, per comunicare. Il nostro rapporto era puro Strindberg, commenterà Erik Bruhn, che nei momenti più bui cerca conforto nella vodka».

E’ invece un legame fortissimo di quarant’anni di vita insieme quello tra Marguerite Yourcenar e Grace Frick. L’autrice delle Memorie di Adriano, che afferma di essere sempre stata libera, e che «la libertà basta volerla», va a vivere con la sua compagna nella piccola isola di Mount Desert. In lei la scrittrice, scettica sulla coppia e scevra di entusiasmi romantici, trova invece una miracolosa felicità, «qualcuno che partecipa con lo stesso fervore alle gioie dell’arte e a quelle della vita (…qualcuno che non è la nostra ombra né il nostro riflesso e neppure il nostro complemento, ma se stesso, che ci lascia una libertà divina ma contemporaneamente ci costringe ad essere pienamente quello che siamo. Hospes comesque, ospite e compagna».

La passione più surreale: quella tra Greta Garbo e il fotografo (omosessuale) Cecil Beaton. La passione più misconosciuta, quella tra Eleanor Roosevelt e la giornalista Lorena Hickok, con tanto di lettere sdilinquite scritte dall’energica first lady, moglie di un presidente leggendario, madre di cinque figli, impegnatissima nella travagliata società del New Deal.

La più tragica, quella tra Pier Paolo e Ninetto. Per lo strazio che trafigge il poeta quando Davoli decide di sposarsi. Del resto – è sempre Almodovar a ricordarcelo – Dio programmò gli essere umani con una necessità di amore assoluto. Ma si scordò la reciprocità.
(Cristina Bolzani)

 

«La fisrt lady in vetrina e la first friend, come sarà etichettata la Hickok, dietro le quinte, in un ruolo chiave. Si scrivono anche due volte al giorno, sempre e soprattutto la sera, quando sono entrambe cotte dalla fatica e dal lavoro. Un foglio dopo l’altro, lettere anche di quindici facciate, e non importa se il polso fa male e la testa si reclina nel sonno. Si scrivono dal letto, a mano, la schiena sostenuta dai cuscini: Eleanor sulla ricca carta da lettere color crema con l’intestazione in caratteri svolazzanti della Casa Bianca, Lorena su qualunque foglio le capiti, spesso con il nome dell’albergo e della città in cui la porta il suo nuovo lavoro: valutare di persona come il programma presidenziale di sussidi pubblici venga attuato».