L’impero di Cindia

Il libro di Rampini condensa in poco più di 350 pagine il contenuto di almeno tre saggi, tutti corredati di informazioni ed aneddoti non solo interessanti ma per certi versi illuminanti.Il primo testo riguarda l’India, descritta come la più grande democrazia del mondo ma anche come il brodo di cottura della cultura globale: dalla metafisica religiosa alla ricerca scientifica più avanzata. Il secondo saggio ci parla della rivoluzione socioeconomica che sta trasformando la Cina nel principale candidato alla supremazia economica globale nei prossimi decenni. Il terzo livello ripropone il fenomeno Cindia nel contesto globale, fornendoci una chiave di lettura originale per comprendere i fenomeni geopolitica, che caratterizzano l’inizio del terzo millennio.

Il risultato per il lettore è quello di assistere ad un mutamento repentino di prospettiva, il superamento di quel punto di vista middle-atlantic, a metà strada tra Londra e New York, con qualche puntata verso la vecchia Europa da una parte e Hollywood dall’altra, che monopolizza il mondo della comunicazione e dell’informazione occidentale.

La nuova prospettiva, quella che disegna Rampini, è una prospettiva in movimento, quasi mozzafiato, in grado di rivelare, come un ologramma, tutto quello che l’informazione dominante ha finora appiattito su di una tela a due dimensioni.

L’11 settembre 2006 è stato ricordato il quinto anniversario del giorno dell’infamia, in cui fu perpetrato quello che è stato definito il peggiore attacco terroristico della storia. Eppure Bin Laden, l’uomo che si è assunto la responsabilità di questi attentati, il ricercato numero uno, l’icona del terrorismo globale, nel libro di Rampini viene citato solo una volta. Ecco la dimostrazione che la storia si può scrivere in modi molto differenti a seconda dei punti di vista, e che per scrivere la storia dei primi anni del secolo non è sempre necessario partire dagli attentati alle Torri gemelle di New York.

In effetti, nelle pagine di L’Impero di Cindia si inizia a scoprire un mondo molto differente da quello che ha caratterizzato la fine del XX secolo, quello che Geminello Alvi ha descritto con il titolo di secolo americano. Rampini ci spiega subito che è troppo presto per dire se il secolo in cui viviamo sarà il secolo della Cina, dell’India o magari di Cindia; ma basta leggere poche pagine di L’Impero di Cindia per capire che difficilmente il XXI sarà, solo, un nuovo secolo americano.

L’America di Gorge W. Bush, impegnata in una lunga guerra al terrorismo, resta di gran lunga l’unica superpotenza militare del pianeta, ma si è impantanata in un conflitto, come quello iracheno, da cui, dal punto di vista della geopolitica, hanno tratto vantaggio i suoi competitori più temibili, come la Cina, ed i suoi nemici più accaniti, come L’Iran.

Ovviamente, il libro di Rampini non si esaurisce nell’esposizione di questi scenari ma si sviluppa in una lunga serie di temi e argomenti di riflessione: l’economia mondiale e le rotte dell’energia; l’ecologia ambientale ed il futuro climatico del pianeta; i diritti umani e le prospettive della democrazia; la censura giornalistica ed i nuovi media; fino al tentativo del regime cinese di imbrigliare e censurare anche la rete internet. Un tentativo che, nell’era delle nuove tecnologie e della new economy, ripropone, come in un déjà vu, proprio i metodi totalitari preconizzati da George Orwell nel romanzo 1984.
(Martino Seniga)

Vedi anche
Federico Rampini: il secolo cinese