David Golder

«Mi riusciva difficile ammettere che un libro così ricco di esperienza umana, di conoscenza del mondo degli affari, fosse opera di una donna di ventiquattro anni», scrive a proposito di David Golder Frédéric Lefèvre, il critico letterario tra i fondatori della Nouvelles Littéraires. E quando poi la intervisterà lei gli spiegherà: «L’immagine di David Golder mi si è imposta con tanta forza che per liberarmene ho cominciato a scrivere la sua vita con la massima precisione, seguendo l’ordine cronologico come se si fosse trattato di una vita reale. Anche Turgenev lavorava sempre così…».David Golder, anziano banchiere ebreo, è odioso fin dalla prima pagina, e l’esordio del dialogo con il collega d’affari Marcus è la secca parola ‘No’ con la quale rifiuta un affare ma anche comincia la rovina del socio di una vita, e comincia la sua stessa rovina. La sua figura è da subito spietata, eppure i personaggi che lo circondano – la moglie Gloria, il suo amante Hoyos, la figlia Joyce – sono così grotteschi nel loro opportunismo da conferirgli un’involontaria sinistra grandezza. Nello scintillante, mortifero mondo dei nuovi ricchi, descritto attraverso molti dialoghi e pochi aggettivi, spira un’aria da fatale resa dei conti che tiene agganciati alla pagina.

Nata a Kiev nel 1903, fuggita in Finlandia e poi in Francia allo scoppio della rivoluzione d’Ottobre, Irène Némirovsky morirà da deportata a Auschwitz, nel 1942. La sua riscoperta da parte di critica e lettori parte dal 2004, con l’uscita in Francia del suo lungo romanzo inedito Suite francese. Da lì è seguita la pubblicazione dei suoi racconti – ne ha scritti una trentina – tra i quali La moglie di don Giovanni e il bellissimo Il ballo; racconti nei quali si inscena il dramma dell’amore respinto e l’onta della derisione. Alla giornalista francese che le chiede se scrive, come spesso accade alle scrittrici, per giustificarsi o per spirito di rivalsa, lei risponde: «Quel che lei dice è vero, ma vale solo per le romanziere francesi. Non certo per le inglesi e le russe». Lo stile è veloce, come si conviene alla brevità del genere, ma in lei c’è una folgorante abilità nel rivelare dei suoi personaggi gli aspetti più inconsueti e crudeli, che covano sotto apparenze studiatamente impeccabili della comédie bourgeoise. Le donne sono sempre in primo piano, nei suoi racconti, ma sconfitte, disilluse, sole, in balìa dell’egotismo di mariti e degli indecifrabili figli, e per le quali i legami sono diventati un «attaccamento pieno di irritazione».

Madri e figlie – scrive Giorgio Pinotti nella postfazione alla Moglie di don Giovanni – non sanno ‘guardarsi’. Ma c’è anche un rischio peggiore, aggiunge citando il racconto sulla madre-orchessa, L’Ogresse: «Non c’è nulla di più pericoloso del desiderio insoddisfatto di una donna. Perché farà in modo che i suoi figli mangino a sazietà i frutti che a lei sono stati negati, e non importa se sono indigesti: li costringerà a inghiottire la buccia, la polpa, il nocciolo, tutto, finché soffocheranno». (cb)

«Scuoteva con furia la pesante collana, torcendone il filo tra le dita. Gloria gli aveva piantato le unghie nelel mani, ma Golder non mollava.
«”Questa, cara mia, vale un milione!…” urlò con voce strozzata. “E i tuoi smeraldi? Le tue collane, i tuoi bracciali, i tuoi anelli?… Con tutto quello che hai, che ti ricopre dalla testa ai piedi, hai il coraggio di dire che non ti ho assicurato un patrimonio!… Ma guardati, coperta di gioielli, piena di soldi, i soldi che mi hai estorto, rubato!… Tu, Havké!… Quando ti ho presa eri una ragazzetta da nulla, una miserabile, ricordatelo!… Camminavi sulla neve con le scarpe rotte, i piedi che sbucavano dalla calze, le mani rosse e gonfie dal freddo! Bella mia, me ne ricordo, io! E mi ricordo anche della nave, del ponte degli emigranti… E adesso, Gloria Golder! Con abiti, gioielli, case, auto, che ho pagato io, io, con la mia salute, con la mia vita!…”»

David Golder

Irene Nemirovsky, il sito ufficiale