Cina. Nascita di un impero

Non di solo business vive l’uomo. Chi ama la Cina non può non rammaricarsi che si parli quasi soltanto della sua crescita miracolosa. La mostra Cina. Nascita di un impero evidenzia la ricchezza di una cultura ancora in gran parte sconosciuta, spesso raccontata solo attraverso gli stereotipati inni alla grandeur dell’economia.La potenza della Cina contemporanea – lo spiega molto bene nel catalogo Gian Carlo Calza – ha radici profonde nella sua tradizionale capacità di pensare in grande; una potenza che dopo altre numerose imprese del passato – dalla Grande Muraglia al Mausoleo di Mao, alla recente diga delle Tre Gole sul fiume Yangzi – ora si esprime attraverso i numeri del pil, delle esportazioni, degli investimenti, o le accelerazioni di città come Shanghai. «Eppure questa realtà del Paese di Mezzo non è un fatto scaturito dall’attuale congiuntura storica, ma una tendenza costante e frutto di esercizio ultramillenario. Nei secoli esso ha addirittura determinato la formazione di una vera e propria caratteristica socio-culturale con una sua spiccata impronta estetica. Mi riferisco allo sviluppo di un tipo particolare di bellezza legato alla vastità di certi interventi, soprattutto di natura edilizia e urbanistica. Con ciò non intendo certo sostenere che questo sia un tratto esclusivo della civiltà cinese; ne esistono esempi in molte culture. Tuttavia in nessuna come nella cinese mi pare esso sia stato, e sia, un fattore ricorrente per oltre due millenni fino a oggi».

Tra i 320 reperti – alcuni dei quali mai usciti prima dalla Cina – che risalgono a un periodo compreso tra il X secolo a. C. e gli inizi del I. secolo d.C., svettano i soldati dell’Esercito di terracotta del Primo imperatore, Qin Shi Huangdi. Così come un carro da guerra ieratico nella sua imponenza. E poi gli arredi funerari, che tanto ci raccontano della vita nell’oltretomba secondo la concezione cinese. «Al mistero della morte – scrive Tiziana Lippiello – i Cinesi risposero con la riflessione sulla vita, identificando la fine dell’esperienza umana sulla terra con un’esistenza post mortem in un mondo ultraterreno parallelo a quello dei vivi. Non concepita come esperienza ineluttabile e conclusiva ma piuttosto come il passaggio a una naturale condizione, la morte era parte integrante di un processo ciclico caratterizzato da un’alternanza continua e infinita del principio delle tenebre e dei morti, yin, e del principio della luce e dei vivi, yang, due forze contrarie e complementari generate da una primordiale energia vitale (qi) da cui trasse origine il mondo».
(Cristina Bolzani)

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