Giorgio Dell’Arti, Massimo Parrini: Catalogo dei viventi

C´è un libro che sta vendendo molto. Parla di 5.062 italiani notevoli. Nel senso: che si fanno notare. Che hanno fatto parlare di sé, anche solo per i quindici minuti di celebrità teorizzati da Warhol. Un’enciclopedica opera di contaminazione post-moderna, tra alto e basso, e tra serio e faceto.

Come prevedibile, ci sono molti italiani ‘televisivi’, ma anche cantanti, politici, calciatori, giornalisti, scrittori, artisti… C’è persino un cavallo, il pluripremiato Varenne, di cui apprendiamo che è nato a Copparo (Ferrara) il 19 maggio 1995.

Nell’accurata fotografia un po’ Sciocchezzaio un po’ Who’s Who, costata a Giorgio Dell’Arti e Massimo Parrini dieci anni di lavoro, ci sono svariate curiosità sui personaggi e sono riportate molte citazioni tratte dalla stampa e da Internet.

«Fanno parte del seguente elenco gli italiani, ancora in vita al 30 settembre 2006, che sono stati notati dagi autori. Gli autori, essendo umani, possono non aver notato qualcuno che andava notato. Di questo chiedono scusa…», è il prologo degli autori.

Una mole di notizie – il libro pesa quasi due chili – che, va detto, non sono sempre così imprescindibili. In effetti all’inzio il gioco consiste nel vedere gli inclusi e gli esclusi dal Catalogo. Che peraltro sugli italiani davvero notevoli offre spesso profili biografici accurati e ricchi di dettagli.

Ma è divertente soprattutto leggere le dichiarazioni, le battute, i commenti, il gossip… Insomma la crème di quell’informazione da riviste del parrucchiere in cui così bene si esprime lo spirito nazional-pop e ultra-kitsch del Paese dell’infinito intrattenimento. (cb)

 Frasi celebri

Alberto Arbasino: «La carriera dello scrittore italiano ha tre tempi: brillante promessa, solito stronzo, venerato maestro».

Martina Stella: «Vengo da una famiglia di donne, gli uomini o sono morti o sono scappati o li abbiamo buttati fuori».

Pippo Baudo: «Fin quando campa Mike Bongiorno, io continuo».

Umberto Eco: «Sono disperato per il fatto che ho ancora una posizione di rilievo all’Università, dirigo due collane editoriali, ho una rubrica su un settimanale e cose del genere. Perché qualcuno non mi ha ancora fatto fuori? Dove sono quelli che dovevano uccidermi almeno vent’anni fa come abbiamo fatto noi con i nostri padri? Che pena, che vergogna…»

Claudio Abbado: «Ho bevuto col latte di mia madre i trii di Schubert, Brahms e Beethoven».

Ornella Vanoni: «Io con le mie canzoni ho sempre cercato di dire dei sentimenti molto precisi, e cioè uno: che l’amore non è felice, mai. Perché l’amore, quando c’è temi di perderlo, quando arriva hai paura, e quando se ne va è infelicità. La grande felicità ti porta le lacrime. Questa secondo me è la verità».