Parlare di un libro senza averlo mai letto

Un titolo, e un libro, che è una provocazione, ma non solo. Abbiamo chiesto a Pierre Bayard, psicoanalista e professore di letteratura francese a Parigi, perché ha sentito il bisogno di scrivere “Come parlare di un libro senza averlo mai letto”. Ci ha risposto che è molto frequente la situazione in cui si à costretti a parlare di un libro non letto, e che comunque nel saggio affronta un tema serio come la lettura, però con ironia. Del resto la letteratura francese vanta un esempio ‘alto’ di lettore insofferente alla lettura: Paul Valéry, che confessa di riuscire a parlare di libri che non ha letto, riesce a scrivere di Proust pur ignorandolo, e ne esce un ottimo articolo… E’ chiaro che la suggestione va presa non in senso letterare. Quello che conta per Bayard è che dobbiamo riucire a cercare i libri che sono importanti per noi.

L’effetto di tutto ciò – in qualche modo liberatorio – è che il libro è desacralizzato, il narratore perde la sua aura indiscutibile. E la lettura diventa un atto creativo. “Ho cercato di togliere il senso di colpa ai non lettori, e soprattutto a quelli per cui il libro è un oggetto sacro, quelli che sono al di fuori della cultura. Ho cercato di mostrare loro come essere un vero lettore significa essere anche un creatore. Un buon lettore è colui che cerca quel qualcosa che per lui è importante, forse qualcosa che gli permetterà di cambiare la sua vita o di creare un’opera d’arte o un’opera letteraria. Vorrei dire, quindi, che per me il senso di questo libro – che viene pubblicato per la prima volta all’estero dalla casa editrice Excelsior 1881 -, che una delle lezioni di questo libro, il suo scopo, è quello di riportare i non lettori verso i libri mostrando loro i diversi cammini che si possono intraprendere nella cultura”.

Scrive Bayard. Questa teoria del doppio orientamento – la cultura è la capacità di siituare i libri nella biblioteca collettiva e di situarsi all’interno di ciascun libro – fa sì che al limite non sia neppure necessario avere avuto tra le mani i libri di cui si parla per farsene un’idea ed esprimerla, e che l’idea di lettura finisca per dissociarsi da quella del libro concreto, per rimandare a quella d’incontro, che può in ogni caso attuarsi con un oggetto immateriale.(…). In Eco, ancor più che in Valéry, il libro appare come un oggetto aleatorio di cui discorriamo in modo impreciso, un oggetto col quale interferiscono continuamente i nostri fantasmi e le nostre illusioni. (Cristina Bolzani)

La casa editrice Excelsior 1881