Eco

Un ambiguo triangolo. Due ventenni gemelli, Jean e Malcolm, che vivono in Scozia in un tetro castello con la zia; e una parigina annoiata, Sauge, che ha deciso di allontanarsi dal marito e dalla mondanità, delle battute laconiche e delle sicurezze affettive, per cercare sensazioni nuove.

All’inizio i due ragazzi decidono di ignorarla. Del resto non potrebbero essere più diversi; quanto lei è gentile tanto loro sono selvaggi, vivono a contatto con la natura, tornano a casa solo per cena. Poi lei riesce a insinuarsi nel loro rapporto, a sedurli e a legarli a sé,  fino a suscitare nella sorella una furiosa gelosia. Il crescendo è di tragedia, ma ls scrittura veleggia su note ironiche e fantasiose descrizioni; il finale divide con un colpo di scena i due fratelli – legati, prima dell’arrivo di Sauge, indissolubilmente come le due facce di Giano – con una forza inarginabile, però ispirata da un sempice capriccio. Come lei stessa, troppo tardi, comprende.

“Malcolm, giovane, bello, e del tutto arrendevole con lei, sarebbe stato poco più di una  pagina nel libro della sua vita, una persona di contorno, affascinante ma superflua. Il simbolo di una conquista rovinosa il cui stemma avrebbe occupato un dignitoso, ma non certo favoloso, quarto dello scudo famiglia”.

I personaggi sono descritti con una talentuosa felicità di immagini, anche se restano esili e come impigliati nelle intenzioni della scrittrice. Solo la protagonista ha una forza psicologica, le sue ambivalenze e suoi capricci sono poi rese anche dal carteggio con il marito, che avverte presagi di tradimenti e catastrofi e vorrebbe farla tornare.

“Lettera di Alain a Sauge
Bagnoles-de-l’Orme, 22 agosto

Mia cara bambina,
Non ho perso tempo a rispondere alla tua lettera insolitamente prolissa. Di solito fai questi discorsi lunghi e noiosi quando senti il bisogno di confessare la tua ultima infatuazione a un confidente, anche se si tratta di tuo marito. Quanto a discrezione, sono l’unica persona su cui potrai sempre contare, soprattutto perché l’indiscrezione mi farebbe perdere la rispettabilità.
Sono piuttosto preoccupato per l’effetto che la Scozia sembra avere su una mente confusa come la tua. Con non voglio dire che sia debole, al contrario, sai quanto l’ammiri. Ma fai attenzione alle tue fantasie.”

Ma la stessa Violet Trefusis  è  il personaggio di un romanzo, e oggi è ricordata soprattutto per la sua relazione amorosa con Vita Sackville-West; Virginia Woolf, anche lei per un periodo amante di Vita, la inserisce in Orlando.

Così la delinea nella postfazione Tiziana Masucci: “Ma chi era Violet Trefusis? La figlia di Alice Keppel, la “favorita” di Re Edoardo VII; la principessa Sasha di Orlando di Virginia Woolf? L’accattivante Eve di Challenge? E, per arrivare ai nostri giorni, la prozia di Camilla, consorte dell’attuale Principe di Galles. Queste informazioni glamour si soffermano a un’apparenza che a Violet appartiene poco. Sono come un soffio di vento che le sfiora i capelli, senza scomporli. Allora, chi è Violette Trefusis? (…) Ammirata e stimata da Cocteau, Colette, amica di Churchill e di Mitterand, ospiti assidui nella sua villa di Firenze, ha incantato, con il suo talento e il suo umorismo, personaggi del beau monde internazionale nella sua torre medievale di Saint-Loup de Naud, comprata su consiglio di Proust”. (Cristina Bolzani)