Harry Potter e i doni della morte

Servono sette anni di scuola di magia a Hogwarts per ottenere il diploma di mago, e sette romanzi – che seguono la scansione scolastica – per narrare le gesta e completare il grande romanzo della formazione di Harry Potter, magico eroe suo malgrado, che dagli 11 ai 17 anni vede stravolgere la sua vita personale e quella collettiva, scoprendo di essere un mago e di essere sopravvissuto alla magia nera dell’oscuro Voldemort; assistendo all’avvento del male, al ritorno della dittatura; diventando il capo della resistenza e allo stesso tempo uomo, forte dell’amore della sua grande famiglia allargata e del suo felice istinto da predestinato.

Come scrivevamo un anno e mezzo fa, in occasione della uscita del sesto volume, il mondo in cui Potter si muove, col passare del tempo, è diventato sempre più cupo. Se il primo romanzo della serie (HP e la Pietra filosofale) è leggero e umoristico, il settimo (HP and the Deathly Hallows) è drammatico e le tinte forti non lasciano più spazio all’ironia. L’autrice, J.K. Rowling, che nel Principe mezzo sangue si era concentrata sulle speculazioni psicologiche, sul rapporto tra l’anziano preside Silente e il giovane allievo orfano Potter, qui cambia tutto e punta sull’azione. Non sarà facile per gli sceneggiatori che tradurrano per il grande schermo questa storia selezionare le “scene” più significative tra le tanti presenti nel romanzo.

ATTENZIONE: chi non vuole sapere come andrà a finire l’ultimo romanzo di Harry Potter è invitato a non proseguire nella lettura di questa recensione.

Dall’inizio alla fine del romanzo il diciassettenne Potter è in fuga. Le forze del male hanno preso il sopravvento, nella scuola di Hogwarts e nella società. Voldemort dà la caccia all’unico mago sopravvissuto al suo “avada kedavra” (l’incantesimo per uccidere) e per farlo viene aiutato da un esercito di malvagi che da anni aspettavano nell’ombra il suo ritorno: il ministero della magia, cioè lo Stato è asservito al signore oscuro: nell’atrio del ministero una fontana dorata è stata sostituita da una gigantesca statua di pietra nera di un mago e di una strega seduti su un trono con la scritta “Magic is might”: la magia è potere.

Anche la stampa, attraverso La Gazzetta del Profeta, inganna i lettori facendo propaganda contro Potter, infangando la memoria del preside Albus Silente, nascondendo le malefatte dei mangiamorte che fanno danni anche tra i “babbani” (gli umani senza poteri magici). L’aria che si respira, tra deportazioni di “mezzi sangue”, torture ed esecuzioni, è insomma da regime nazista. In questo contesto Potter è sempre più isolato (condizione ricorrente nelle sue avventure), e dilaniato da dubbi amletici sulla direzione da prendere e sulle reali intenzioni del suo mentore, descritto ambiguamente dal quotidiano di parte.

Con gli inseparabili Ron ed Hermione, Harry cambia continuamente nascondiglio (bella la sua prima fuga dalla residenza babbana di  Privet Drive attuata insieme a 6 sosia) e contemporaneamente cerca di portare a termine il suo obiettivo: distruggere tutti gli horcrux, tutti i simulacri dove Voldemort aveva frantumato e nascosto parti di sé per evitare di morire del tutto se colpito a morte. Allo stesso tempo Potter si fa intrigare da un’antica leggenda che riguarda tre simulacri (gli hallows del titolo) che se posseduti dalla stessa persona ne faranno un mago imbattibile. Il libro è tutto un apparire e sparire tra fughe da Voldemort e ricerca dei vari oggetti.

Il puzzle che i tre protagonisti devono comporre rimanda a quello del lettore che in quest’ultimo episodio rimette insieme tutti i segmenti e gli indizi disseminati dalla Rowling tra le righe dei sette volumi. Ritroviamo personaggi dimenticati, come ad esempio l’artigiano creatore di bacchette magiche cui Harry si affidò nel primo romanzo; e torniamo nella banca sotterranea di Gringotts dove Potter aveva fatto un prelievo sei anni prima per poter acquistare i libri di scuola. Durante la composizione del collage il protagonista (e con lui il lettore) rimette in discussione verità prima indiscutibili, ripensa il suo destino da cima a fondo cambiando di segno morale agli eventi della sua vita e del suo rapporto con Silente.

Il mondo dei maghi è dunque in guerra ed è inevitabile il passaggio attraverso una battaglia (di Hogwarts) in cui bene e male si scontrano tra le mura della scuola di magia. Dopo aver distrutto tutti gli horcrux e trovato tutti gli hallow, Potter è pronto per lo scontro finale con Voldemort che la Rowling raddoppia e risolve con intelligenza, impedendo al suo personaggio di perdere se stesso e di tradire le proprie qualità nel momento decisivo in cui, secondo profezia, uno dei due sarebbe dovuto morire a scapito dell’altro. L’ex maghetto diventato mago prende confidenza con i suoi poteri e riesce a battere Voldemort più con le parole e il ragionamento che con la magia: è il signore oscuro, nel finale, ad avere dubbi, a sentirsi isolato e debole, e dunque a perdere.

Per non avere la tentazione di scrivere subito un seguito la Rowlings ha posto in coda al volume un epilogo ambientato 19 anni dopo le vicende. Alla stazione di King’s Cross, in attesa del treno in partenza per Hogwarts ci sono i figli di Harry e Ginny, di Ron ed Hermione. Una settimana dopo l’uscita del libro l’autrice ha parlato con alcuni suoi lettori attraverso una chat su internet rivelando ulteriori dettagli su cosa accadrà ai suoi personaggi dopo la fine della serie.
(Francesco Gatti)