Qiu Xiaolong

Il più famoso scrittore di romanzi polizieschi cinesi si racconta. Dalla sue decisione di lasciare la Cina per gli Stati Uniti, dopo i fatti di Tiananmnen del 1989, alla scelta di scrivere narrativa invece di poesie, per raccontare meglio il suo contraddittorio e complicato Paese. Il primo romanzo con l’ispettore Chen Cao come protagonista, La misteriosa morte della compagna Guan (Marsilio 2002), ha vinto l’Anthony Award come miglior poliziesco d’esordio. L’ultimo romanzo tradotto in italiano (Marsilio 2006) è Quando il rosso è nero”. Il successo dei suoi gialli è in gran parte dovuto all’ispettore Chen, il poliziotto amante della poesia e della buona tavola…

Il suo ultimo romanzo tradotto in italiano ha per titolo “Quando il rosso è nero”. Un titolo emblematico.
In cinese entrambe le parole, ‘rosso’ e ‘nero’, hanno connotazioni politiche: il rosso può significare degno di fiducia dal punto di vista politico, positivo, rivoluzionario. Il nero invece può significare negativo, pericoloso e oppositore. Mio padre era un piccolo “imprenditore”, sotto Mao era nero, e ha sofferto molto durante la Rivoluzione Culturale. A causa sua, anche io sarei nero, mi chiamavano il cucciolo nero. L’ispirazione alla base di questo romanzo mi è venuta davanti alla tomba di mio padre alcuni anni fa: mi sono reso conto che le cose oggi sono molto diverse, è positivo essere ricco, avere la propria azienda, fare soldi è rosso. Tuttavia era proprio questo il reato di mio padre durante la Rivoluzione Culturale, e quindi mi sono chiesto cosa sarebbe stato se avesse vissuto nei nostri tempi. E’ questa l’idea alla base del libro.

E’ la storia di una tragedia che può accadere in tempi particolari dove nella scala dei valori, il male è al primo posto. Ciò che prima era nero oggi è rosso, e ciò che prima era solitamente rosso, come i lavoratori, gli agricoltori che oggi vivono nella povertà, oggi è nero. In questa sorta di capovolgimento dei valori, le persone si sentono disorientate ed è proprio in questo contesto che si svolge il crimine del mio libro. Non si tratta dunque di un semplice giallo che ricerca l’assassino, ma di una storia dove si cerca di analizzare perché e come accadono questo tipo di cose nella Cina di oggi.

Lei ha lasciato la Cina dopo il 1989 e i fatti di Tiananmen, ora vive negli Stati Uniti. Come sono accolti i suoi romanzi nel suo Paese?
Nel 1989 ho sostenuto gli studenti in Cina, per questo ho avuto dei problemi e la polizia di Shangai ha bussato alla mia porta. Adesso non posso ritornare in Cina, e questa è principalmente la ragione per la quale ho iniziato a scrivere in inglese, piuttosto che in cinese, poiché le mie opere in cinese non saranno mai più pubblicate. Poi, alcuni anni fa un editore cinese mi ha contattato per una traduzione cinese dei miei lavori, sono rimasto molto sorpreso, gli ho anche chiesto se era certo che non avrebbe avuto problemi per questo, e lui mi ha risposto assolutamente no, la Cina è cambiata, non ci sono problemi. Ma pochi mesi prima dell’uscita del libro mi hanno chimato dicendomi che c’erano dei problemi, poichè alcuni funzionari particolarmente sensibili avevano affermato che la storia non poteva essere accaduta a Shanghai . E quindi hanno cambiato Shanghai in “H City”, hanno usato la lettera inglese H e hanno modificato i nomi delle strade, i nomi dei ristoranti, poichè volevano che le persone non la considerassero una storia che poteva accadere realmente in Cina, a Shanghai. Ci sono state diverse reazioni: per quanto ne so, mi sembra che il governo preferisca che non se ne parli, gli editori cercano di pubblicare delle recensioni sul mio lavoro, ma spesso non riescono a farlo.

Il genere giallo nella tradizione cinese non esiste. Come mai ha deciso di cimentarsi proprio in quello?
Ha ragione. Non c’è una tradizione di letteratura di gialli in Cina, in parte perché il sistema giuridico era completamente diverso. Anche oggi ancora non abbiamo un vero e proprio sistema della magistratura e ancora oggi molti casi vengono decisi dal governo in seguito a cospirazioni politiche.

Ad esempio, capita a volte che membri del governo vogliono fare qualcosa, e in genere lo fanno a prescindere dal lavoro della polizia e dei giudici. I casi generalmente sono predeterminati, come è accaduto un paio di mesi fa quando un ministro cinese è stato giustiziato perché aveva preso del denaro in cambio dell’approvazione di alcuni medicinali contraffatti. Questo è certamente un reato ma lui è stato giustiziato nel giro di un paio di mesi, solo perché il governo voleva dare il buon esempio.

Dopo il 1989 non ho osato tornare in Cina per 7 o 8 anni, poi sono tornato per la prima volta e sono rimasto veramente im pressionato da quello che acccadeva e mi sono detto che dovevo scrivere qualcosa. Prima di allora mi dedicavo essenzialmente alla poesia, ma se si vuole scrivere di una società in evoluzione la poesia potrebbe non essere il genere più adatto. Poichè non avevo mai scritto un romanzo prima di allora, ho avuto difficoltà nel mettere insieme tutti gli eventi, poi ho pensato che il genere giallo potesse essere un contesto adeguato in cui collocare i vari elementi. Mentre continuavo a scrivere mi sono accorto che effettivamente era il genere più adatto, non solo come contesto ma anche perché il mio protagonista, l’ispettore Chen Chao, è molto di più di un poliziotto: quando conduce un’indagine su un caso si sofferma a pensare non soltanto a chi ha commesso il reato ma anche al perché e al tipo di circostanze sociali e storiche in cui si è consumato un crimine. E’ questo che mi è stato di grande aiuto per raggiungere il mio obiettivo come scrittore: scrivere un libro sulla Cina di oggi e i suoi problemi.

L’ispettore Chen Cao è un eroe ma anche un antieroe…
Mi piacciono le sue parole eroe e antieroe. Lui è proprio un personaggio di questo tipo, perché da un lato cerca di fare qualcosa di buono ma dall’altro deve lavorare all’interno del sistema e a causadi questo a volte deve scendere a compromessi e deve dire qualcosa che in realtà non vorrebbe per poter portare a compimento il proprio lavoro. Come ha detto è un uomo di contraddizioni: da una parte è abbastanza moderno, studia l’inglese e ama il modernismo, ma allo stesso tempo la tradizione è insita nella sua persona e questo lo porta spesso di fronte a un dilemma su cosa fare. Credo che sia proprio questo che rende questo personaggio particolarmente significativo per me, perché in un certo senso vivo la stessa situazione: non riesco a trovare delle risposte semplici e veloci a molti dei problemi che avvengono in Cina e probabilmente scrivere libri è un modo per fare i conti con questo tipo di confusione anche per me.

Cosa pensa del fenomeno della corruzione dilagante in Cina?
La situazione sta veramente sfuggendo al controllo. Per fare qualsiasi cosa in Cina oggi sono necessarie delle conoscenze. Qualche anno fa, credo di aver scritto nel libro che l’ex primo ministro cinese aveva pronunciato un noto discorso. Aveva preparato 100 bare per i funzionari corrotti e per se stesso. Ne aveva preparata una per se stesso perché diceva che i funzionari corrotti erano estremamente potenti e lui li avrebbe combattuti fino alla fine. Pochi anno dopo questa sua dichiarazione, la Cina ha un nuovo premier. Il precedente naturalmente non ha usato la bara per se stesso e la situazione è peggiorata. Lo scorso anno il segretario numero uno del partito a Shanghai è stato arrestato per corruzione: si parlava di un’enorme somma di denaro e la gente si lamentava molto per questo.

Credo che adesso lo stesso partito stia conducendo delle campagne contro la corruzione. Il problema da quello che posso notare io è che in Cina c’è ancora un sistema monopartitico e tutti i media sono controllati dal partito, quindi le persone non riescono mai a capire cosa succede realmente, come nel caso del funzionario del partito di Shanghai. Lui era senza dubbio corrotto ma sappiamo se c’erano altre centinaia o migliaia di funzionari corrotti come lui? Perché non sono stati arrestati? Non è possibile leggere queste storie vere sui giornali. Quando qualcuno viene arrestato, la gente dice: “Si è comportato così male per molti anni, ma perchè non l’abbiamo saputo prima?” Quando ormai è stato arrestato tutto vine a galla. Credo che questa situazione non si possa superare restando nell’attuale sistema monopartitico in cui una persona decide chi è buono e chi è cattivo e chi deve andare in prigione. Dovrebbe eserci un cambiamento del sistema per combattere la corruzione in modo più sistematico.
(intervista di Cristina Bolzani)

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