Storia della bruttezza

Dopo la sua Storia della bellezza, non poteva mancare questa ricca scorribanda nel regno del Brutto. Con erudizione e humour Umberto Eco si addentra, attraverso immagini artistiche e testi letterari, nel mondo del “repellente, orrendo, schifoso, sgradevole, grottesco, abominevole, odioso, indecente, immondo, sporco, osceno, ripugnante, spaventoso, abbietto, orribile, orrido, orripilante, laido, terribile, terrificante, tremendo, da incubo, mostruoso, ripulsivo, disgustoso, nauseabondo, fetido, spaventevole, ignobile, sgraziato, spiacevole, pesante, indecente, deforme, difforme, sfigurato”.

Bello e brutto non sono concetti speculari, ma hanno differenze intrinseche importanti, come spiega Eco. «La storia della bruttezza pone problemi nuovi innanzitutto perché da Platone in poi i pensatori di ogni secolo hanno scritto sul bello, mentre di estetiche del brutto ne esiste una sola, quella pubblicata nel 1853 dal tedesco Karl Rosenkranz, edita in Italia dal Mulino a cura di Remo Bodei». «In ogni secolo, filosofi e artisti hanno fornito definizioni del bello; grazie alle loro testimonianze è così possibile ricostruire una storia delle idee estetiche attraverso i tempi. Diversamente è accaduto col brutto; il più delle volte lo si è definito in opposizione al bello ma a esso non sono state quasi mai dedicate trattazioni distese, bensì accenni parentetici e marginali».

Dunque per raccontare una storia della bruttezza è necessario farlo attraverso il modo in cui essa è stata rappresentata nell’arte, con quadri spesso bellissimi – in una sorta di paradosso – che sanno rendere l’orrido con grande accuratezza. E poi: c’è un brutto che cambia a seconda del periodo storico, e un brutto che resta tale anche per noi, ad esempio quello dei mostri medievali. Per gli antichi greci il bello estetico si identificava con il bello morale, ma già con Socrate uomini orrendi potevano essere virtuosi.  

Il libro è diviso in capitoli tematici, parte dal “Brutto nel mondo classico”, fino al “Brutto oggi”, dalle chimere ai bambini impiccati di Cattelan, passando per le icone della cristiana sofferenza sanguinante – secondo Hegel il brutto nell’arte fu introdotto nel Cristianesimo per rappresentare il supplizio di Gesù – e al brutto come rappresentazione del diabolico (Apocalisse) o all’abisso rappresentato nei Vangeli. Poi ci sono i “Mostri e portenti” e le mirabilia del Medioevo – come quelle contenute nella Lettera del Prete Gianni, testo del XII secolo in cui si favoleggia di un ricco regno cristiano in Asia abitato da genti maravigliose.

Passando dalla “Bruttezza della donna tra Antichità e Barocco”, con citazioni di Dante Boccaccio e Cecco Angiolieri, si giunge al “Diavolo nel mondo moderno”: visivamente il Satana di Fussli e William Blake, nella letteratura quello di Dostoevskij e Thomas Mann. Non può mancare un capitolo su “Stregoneria, satanismo, sadismo”; le streghe sono nella Bibbia come nel Macbeth come in Goethe come in Walt Disney (e non stupiscono i riferimenti incrociati ‘alti’ e ‘pop’ , prerogativa dello stile echiano).

Una nuova declinazione del mostro appare in “Physica curiosa”, con cenni di fisiognomica lombrosiana. Ma è l’Ottocento il momento culminante della bruttezza, con “Il riscatto romantico del brutto”. In questo periodo viene teorizzato, (come nel Laocoonte di Lessing, 1766), appare nei romanzi di Victor Hugo come protagonista (Notre Dame di Paris), sconfina nel sublime e nel gorttesco, nel neogotico, nelle pagine tenebrose di Emily Bronte e dello Stevenson di Dr Jekyll Mr Hyde. Da qui al “Perturbante”, a immagini fantasmatiche alimentate dalla conoscenza di Freud,  all’inizio del Novecento, il passo è breve. C’è infine l’opulenza, la lussuria del brutto decadente, quello delle poesie sontuose di Baudelaire. E, con “L’avanguardia e il trionfo del brutto”, Otto Dix, i Dada, Duchamp e la sua Gioconda baffuta.

“Il brutto altrui, il kitsch e il camp” inaugura un’esperienza del brutto legata a un fenomeno sociale, a un certo gusto, che nel caso del camp ruota intorno all’ambiguità sessuale (tipico esempio, il film The Rocky Horror Picture Show); Susan Sontag nelle sue Note sul Camp, accomuna cose diversissime, spaziano dalle lampade Tiffany al Lago dei cigni a King Kong…

E arriviamo al “Brutto oggi”. Quello ‘estetizzato’ da certa arte contemporanea di forte impatto; quello interpretato sinistramente dal viso asimmetrico di Marilyn Manson; o quello non altrimenti vivibile che come esperienza di degrado del gusto, come il trash televisivo.

(Cristina Bolzani)