Può la barca affondare l’acqua?

Esiste la Cina dell’inarrestabile crescita economica, del boom vertiginoso, dei record, dello stile di vita cittadino sfavillante che unisce in un sincretistico abbraccio Oriente e Occidente. Poi ci sono loro, i contadini. Cinesì sì, e in teoria i protagonisti della Storia. Ma ora con altro destino. Poveri, vessati dalle tasse, con prospettive poco baluginanti. E se vanno in città….

Chen Guidi e Wu Chuntao hanno impiegato tre anni per scrivere questo libro visitando più di 50 città nella provincia rurale di Anhui, parlando con un gran numero di funzionari a Pechino, e intervistando migliaia di contadini per capire come mai, nella dissennata corsa all’urbanizzazione, il Partito non solo ha trascurato la massa di più di 900 milioni di contadini (80% della popolazione) – privi di una assistenza sanitaria decente, di un sistema pensionistico, dell’educazione e del diritto di avere più di uno o due figli – ma li ha relegati a forme medievali di vita facendoli vivere al di sotto della soglia di povertà.

Dicono gli autori dell’inchiesta: «Abbiamo visto povertà inimmaginabile, malvagità inimmaginabile, inimmaginabile sofferenza, disperazione, resistenza e silenzio. Non siamo eroi, non abbiamo nè potere nè denaro. Tutto quello che abbiamo sono le nostre penne. Abbiamo dato voce a chi non l’aveva. Qualsiasi cosa ci aspetti nei giorni a venire, non rimpiangeremo mai di aver parlato in favore dei contadini cinesi. Gli abitanti delle grandi città, sia che nutrano pregiudizi sul conto dei contadini, sia che simpatizzino per loro, non riescono comunque a capirli davvero. È per chi vive in città che questo libro è stato scritto, è per far sì che, leggendolo, anche loro comprendano quale vita, realmente, conducono i nostri contadini».

Potete fare un esempio delle numerose tasse che i contadini devono pagare?
Wu Chuntao: Nel libro descriviamo la situazione dei contadini cinesi com’era quattro anni fa. Allora il reddito medio dei contadini era molto basso, circa 500 yuan all’anno pro capite. Di contro, ogni anno i contadini dovevano pagare la tassa sull’agricoltura che ammontava a circa 200-300 yuan. Questa era l’imposta più pesante. A questa si andavano ad aggiungere altre circa 200-300 tipi di imposte: ad esempio, la tassa sull’inquinamento per il fumo prodotto durante la preparazione dei pasti nelle case dei contadini; più di dieci tipi di tasse ogni volta che un contadino si sposava o risposava; tasse sui figli, dovute alla politica del figlio unico, e assicurazioni da pagare per i figli, più un’altra tassa da pagare quando i figli compiono sedici anni. C’erano poi tasse sulla condotta, nel caso che un dirigente locale ritenga che un contadino si sia comportato male. Dunque il carico fiscale sui contadini era eccessivo.

Come possono i contadini reagire a questo stato di cose?
Wu Chuntao: se il contadino è troppo povero e non ce la fa a pagare le imposte, allora lascia la sua abitazione. In quel caso il dirigente locale entra nella casa, ne distrugge le stanze e porta via soldi e averi. Ciò fa infuriare il contadino che però non può farci niente. I contadini cinesi sono molto onesti ed ingenui. Possono solo chiedere giustizia alle autorità di livello superiore ma anche in questo caso non sempre la hanno vinta. Possono riportare il caso alle autorità della contea, della provincia e del governo centrale a Pechino, ma spesso questo non serve a niente e a volte finisce che vengono pure arrestati.

Sostenete che il problema della contraddizione tra città e campagna può essere risolto se la maggior parte dei contadini si trasferisce in città e solo 100 milioni restassero in campagna. Ma è una soluzione realistica?
Chen Guidi: Negli ultimi anni in Cina ci sono stati grandi cambiamenti e complessivamente si può dire che c’è stata una forte crescita del Paese. Ma il problema è nel reddito individuale, perchè i contadini sono troppi e troppo poveri. Che fare allora? Dalla nostra inchiesta abbiamo dedotto che bisogna diminuire il numero dei contadini. Se la popolazione di una nazione è per l’80 % costituita da contadini, questi non hanno la possibilità di arricchirsi. Abbiamo calcolato che in Cina basterebbe rimanessero 100 milioni di contadini per sostenere l’economia. Se i contadini venissero impiegati subito in fabbrica, basterebbe che nelle campagne ne rimanessero 90 milioni dediti all’agricoltura. Almeno 200-300 milioni di contadini dovrebbero trasferirsi in città, per diminuire la popolazione delle campagne. Ma questo è un processo che deve avvenire molto lentamente, non può completarsi in uno o due anni.

I contadini che lasciano le campagne rimangono in città cittadini di serie B. Com’è possibile?
Wu Chuntao: Una parte dei contadini che abbandonano le campagne per trasferirsi in città dopo alcuni tempi difficili, di sacrifici, iniziano a condurre una vita decente ed ad arricchirsi. Ma la maggior parte dei contadini, una volta in città, conducono una vita miserevole. Poiché nelle campagne il livello di istruzione è molto basso, quando si trasferiscono in città, i contadini possono solo fare i lavori che la gente di città non vuole fare: i lavori più sporchi, più stancanti, più umili. Spesso devono lavorare per almeno 12 ore al giorno, ricevendo un salario molto basso. Cercano di guadagnare il più possibile per migliorare la situazione delle famiglie rimaste in campagna e per far studiare i figli, ma questi ultimi, a causa dell’assenza dei genitori non studiano diligentemente e creano problemi.

Come risolvere il problema della corruzione dei funzionari locali?
Chen Guidi: La corruzione è un problema dilagante in Cina, sia a livello centrale che a livello locale. Come risolverlo? E’ difficile dirlo e dovremmo tutti cercare delle soluzioni. Penso che in primo luogo il governo centrale dovrebbe rafforzare la propria struttura interna a livello locale. A livello generale, poi, si dovrebbe aumentare la libertà di parola e di espressione. I giornali dovrebbero godere di libertà di informazione. Bisognerebbe, attraverso discussioni sui giornali, portare all’attenzione generale il problema della corruzione locale per sperare di migliorare la situazione.

Il rapporto tra città e campagna è una contraddizione insanabile o ci sono segnali di possibile cambiamento?
Chen Guidi: Penso che la reazione dei contadini in Cina sia piuttosto normale: là dove la pressione diventa insostenibile si verificano sempre rivolte. Nell’epoca feudale della storia della Cina, le condizioni dei contadini erano molto spesso misere e le vessazioni su di loro moltissime, dunque hanno reagito con violente ribellioni. Anche dopo la liberazione (1949) i contadini hanno subito ingiustizie e maltrattamenti, dunque si sono ribellati di nuovo e mi sembra del tutto normale. Negli ultimi anni il governo cinese ha iniziato a pensare a risolvere questo problema, ad esempio innalzando il loro livello sociale, cambiando le politiche relative ai contadini, cercando di sviluppare le loro potenzialità all’interno di un economica basata sul mercato libero. In questo modo la contraddizione tra città e campagna è andata migliorando rispetto a prima. Ci sono stati cambiamenti positivi, rispetto agli anni precedenti, anche nel rapporto tra contadini e funzionari.

Wu Chuntao: negli ultimi anni il governo centrale ha effettivamente introdotto delle nuove politiche per migliorare la situazione dei contadini, ad esempio eliminando la tassa sull’agricoltura dopo 2600 anni che veniva imposta. Inoltre, di recente sono state introdotte sovvenzioni che incoraggiano in contadini a coltivare ampi appezzamenti di terreno, pagando loro una quota fissa per ogni tit di terreno coltivato. Mentre prima il prezzo della vendita dei cereali coltivati dai contadini era fissato dallo Stato, adesso i contadini possono vendere i loro cereali a chi offre loro il prezzo più alto. Mentre prima l’educazione dei figli era a carico delle famiglie dei contadini, che spesso non potevano permettersela, adesso i figli dei contadini possono frequentare gratuitamente le scuole, dalle elementari alle medie. Mentre prima le spese mediche dovevano essere pagate dai contadini, adesso i contadini ricevono gratuitamente l’assistenza sanitaria di base. Queste sono tutte riforme recenti di cui i contadini sono soddisfatti.

Ci sono segni di possibile riforma che dia la proprietà provata della terra ai contadini?
Chen Guidi: Quello della proprietà della terra è un problema secolare e molto importante in Cina, perché quella cinese è una società agricola che trae il suo sostentamento dalla terra. Al momento della liberazione (1949) la terra è stata distribuita tra i contadini ma poi lo Stato se n’è di nuovo riappropriato. Ultimamente si è molto discusso se si debba o meno liberalizzare la terra e gli specialisti hanno opinioni discordanti in proposito. Noi pensiamo che, se la Cina vuole continuare a crescere, la liberalizzazione della terra sia un cambiamento indispensabile.

Qual è la vostra situazione adesso in Cina?
Wu Chuntao: Al momento in Cina conduciamo una vita piuttosto libera. Ci è soltanto molto difficile vivere e lavorare nella regione di Anhui, perché nel nostro libro abbiamo descritto e menzionato molti fatti e dirigenti locali che, di conseguenza, non gradiscono la nostra presenza in questa regione. Se mi connetto ad internet quando sono nella nostra casa di Anhui, il collegamento si interrompe dopo una o due ore. E’ anche successo che alcune persone (c’è chi dice che fossero mafiosi locali ma non sappiamo bene chi fossero) hanno tirato sassi contro la nostra casa per più di venti giorni. La polizia, chiamata due volte, non è intervenuta. Ho chiesto ai canali di informazione locali di riportare il fatto ma si sono rifiutati perché, hanno detto, siamo “personaggi delicati”. Alla fine non c’è restata scelta e abbiamo dovuto lasciare la provincia di Anhui.

In questo periodo a cosa state lavorando?
Chen Guidi: Poiché all’inchiesta sui contadini cinesi abbiamo già dedicato molto tempo ed energie, adesso stiamo continuando a lavorare in questo ambito. Negli ultimi anni abbiamo visitato molte zone (nel nord, nel Sud e nell’ovest) della Cina e abbiamo allargato il campo di indagine estendendolo alla situazione complessiva dei contadini cinesi. Adesso quello che vogliamo mostrare è la via di uscita, per i contadini cinesi, dall’elevata pressione fiscale e dalle difficili condizioni di vita delle campagne. (Traduzione dal cinese di  Metella Iaconello)