Un flaneur a Milano

“Milano è la città ideale per andare a passeggio. Non ti aggredisce, non ti stuzzica, molesta, con l’esibizione delle sue meraviglie. […] Milano è riservatissima, ed è lo spazio ideale per il ‘flaneur’. Tutto questo potrà sembrare strano o paradossale, perché Milano è anche una città afflitta dal luogo comune, oppressa dagli stereotipi, che gli stessi milanesi non si curano di smantellare”.

Da queste considerazioni Maurizio Cucchi muove per La traversata di Milano (Mondadori 2007, 185 p., 17 euro), della città reale, di cui calca le strade e le piazze, di cui ci mostra grandiosità e segreti, e della città invisibile, fatta di voci, di memorie, di fantasmi vivissimi. Lo sguardo di Cucchi si posa sulle architetture e sui luoghi ora con stupore innocente e grato ora con l’infinita sapienza dello studioso e del poeta che riconosce nei segni del tempo le testimonianze di una storia ricchissima: Milano stessa, in questo libro, diventa un personaggio, con le sue doti e le sue bizzosità, la sua bellezza e le sue rughe.

Cucchi non ci illustra solo i monumenti più gloriosi, ma anche i parchi, le viuzze recondite, le periferie. Ridà voce ai tanti scrittori che nella città meneghina hanno trovato la loro musa, interpretandone lo splendore e le nebbie – da Stendhal a Gadda, da Carlo Maria Maggi a Franco Loi, dal Rovani dei “Cento anni” a Carlo Dossi, da Vittorio Sereni (il titolo stesso di questo libro è un’amorosa citazione del maestro) a Giovanni Raboni -, ma anche a “milanesi qualunque”, alle loro storie d’amore e di lavoro: una galleria di ritratti e di aneddoti che riempiono di sapore e di vita la città, e che la rendono familiare, nobile, ricca come non siamo abituati a considerarla.

Il vero flaneur, si sa, è un solitario; sa passeggiare senza meta, lasciandosi incuriosire e sollecitare da dettagli apparentemente insignificanti, perdendosi in ricordi e fantasticherie. Ma in queste pagine Maurizio Cucchi ci consente di unirci a lui, ci racconta di sé e sans paraitre, con la discrezione e la modestia propria di molti suoi concittadini, traccia una guida letteraria e spirituale per gli amanti di Milano – coloro che vogliano coglierne l’anima, il genius loci che sopravvive anche quando accanto alle vecchie case di ringhiera sorgono i grattacieli. Camminando scopriremo che anche Milano, libera dai luoghi comuni e dalla fretta che la soffocano, ci dice molto sul tempo che viviamo, sugli uomini che siamo. (ls)

Il video dell’intervista (di Luigia Sorrentino)

Intervista

Cucchi, qual è la funzione della poesia?
“Il poeta riesce a riportare continuamente in movimento il percorso della lingua con l’invenzione all’interno della lingua e con la sua rivitalizza. Credo che abbia, in questo senso, una funzione insostituibile. La poesia ha l’importanza decisiva di dare forza e valore alla parola che nel nostro mondo, anche a causa del cattivo uso della lingua che viene fatto spesso dai mass media che si riflette sull’uso della lingua che fa la gente normalmente. Beh, è molto maltrattata la nostra lingua, soprattutto c’è il fatto che il popolo che creava il linguaggio non lo crea più, ma lo subisce”.

Com’è quest’epoca in cui viviamo?
“Ad ascoltare la gente sembra che le epoche siano sempre peggiori delle precedenti. Se fosse vero evidentemente il genere umano non ci sarebbe già più.  Non è detto che debba esserci per forza, naturalmente. Ogni epoca ha problemi e cose belle.  Noi siamo più portati a vederne i problemi.  Io li vedo nel senso che ho vissuto abbastanza per vedere dei cambiamenti nella realtà. Mi sembra che la spinta ideale sia scarsa, che i modelli proposti siano scadenti, o siano addirittura dei disvalori come il successo e il denaro.  Mi sembra che il rapporto nostro con la realtà fisica, reale, sia diminuito e ci sia una presenza di virtualità in senso lato che ci spossessa della necessità nostra di un rapporto forte con la realtà. La poesia è centrale per la letteratura e irrinunciabile per la civiltà. Soprattutto in Italia la poesia ha avuto una parte decisiva e in fin dei conti continua ad averla… mercato a parte…”

“Cammino per via Feltre, ripensando a quando ci venivo in bicicletta, e avevo il coraggio di trascinarmi, maldestro com’ero fin sulla cima del parco, fino al gran premio della montagna tra erba, sassi e pozzanghere, solitario come quasi sempre.” […] “Ma penso anche a quando ci andavo la domenica, giovane e innamorato, e sentivo le note gradevoli di qualche canzoncina di allora.” […] “Quando è così il medio inverno diventa più leggero e sereno nella sua sobrietà. E sembra che si respiri bene.” […] (da: La traversata di Milano, pag. 86).

Che cos’è l’amore per Maurizio Cucchi?
“L’amore è la sincerità nel darsi. Il desiderio di verità e trasparenza nei confronti di un’altra persona, questo per quanto riguarda questa specie di amore.  Io credo che la parola ‘amore’ venga usata molto spesso non dico impropriamente ma secondo modalità molto generiche. Io credo che tra gli umani ci dovrebbe essere solidarietà sopratutto, pietà, senso di appartenenza a un destino comune.  Ecco, queste sono cose che capisco cosa vogliono dire. Se mi si dice ‘nella società ci deve essere amore’… io non capisco più. Mi sembra che ci sia dell’enfasi e del tentativo di ‘condire’ le persone con delle parole facili che vogliono dire tutto o niente. Per quanto riguarda il rapporto con altre persone, allora l’amicizia, il rapporto con una donna, per quanto riguarda un uomo, queste sono cose molto più facilmente identificabili. E credo che la lealtà, la trasparenza, la verità, il non nascondersi, siano delle forme di statura morale elevata che possono trasformare l’amore in questi sensi in qualche cosa che giustifica la nostra esistenza anche di fronte a noi stessi, per quel che vale.”

Secondo lei, la poesia salva la vita?
“Purtroppo la poesia non salva la vita. Però può contribuire a salvare, o migliorare, l’intelligenza, il nostro spirito critico, la capacità di essere meno manipolati. Io credo che chi legga poesia abbia una mente allenata. Riesce a vedere la complessità del reale e dell’esperienza e di conseguenza è meno soggetto a facili manipolazioni.”