Harry Potter, creare e gestire un business da favola

Una magia è riuscita, al maghetto. Quella di far diventare la sua creatrice più ricca della regina Elisabetta. A Joanna Rowling – in arte J.K. Rowling per cancellare il nome femminile che avrebbe poturo disincentivare le vendite in Gran Bretagna (sic) – è riuscito, dopo la fortuita ‘visione’ del suo futuro eroe – con tanto di cicatrice a forma di fulmine sulla fronte – avuta mentre viaggiava in treno, di mettere in atto una strategia di marketing ‘miracolosa’: oggi il brand Harry Potter vale quattro miliardi di dollari.

Quali fattori sono stati decisivi perchè si creasse un marchio-culto, diventando poi un’icona? Quali le relazioni tra le influenze sociali intergenerazionali del fenomeno Harry Potter e le strategie di mercato? Si tratta di un fenomeno replicabile? Il saggio di Susan Gunelius Harry Potter – creare e gestire un business da favola racconta com’è riuscita questa magia.

Per farlo parte dalle origini. La famosa intuizione in treno, appunto, poi gli scatoloni di appunti che costruscono il mondo di Harry Potter, poi la stesura del primo romanzo, infine la ricerca di un editore e la pubblicazione, a sette anni dall’idea originaria. Se all’inizio ci sono elementi fortuiti che portano la ‘Cenerentola’ Rowling (ragazza-madre senza un soldo) a dare vita al sogno di bambina di diventare scrittrice, in seguito niente è lasciato al caso.

I libri della saga saranno sette, decide la Rowling, che diventa anche severa “custode del marchio” Harry Potter: non lo inflaziona con troppo merchandising (per esempio dice no a Mac Donald’s che voleva l’immagine del personaggio nei suoi Happy Meal), è capace di mantenere suspense sulle storie, centellinando le notizie e creando, anche grazie a Internet che proprio in quegli anni sviluppa la sua natura di social network, un seguito di fans mai visto, che non vedono l’ora di divorare le sue storie: i suoi libri hanno venduto oltre 400 milioni di copie in tutto il mondo e sono stati tradotti in 64 lingue.

In tutto questo una cosa va tenuta sempre presente e la Gunelius non si stanca di ripeterla. La strategia di marketing impeccabile che ha portato al fenomeno Potter si fonda sulla validità del prodotto, che è ben scritto, suscita empatia, ha la peculiare capacità di incontrare il pubblico dei bambini e quello adulto (parlando al bambino che è in loro). Soprattutto Harry Potter soddisfa un bisogno effettivo e risponde a una legge fondamentale del business: “Creare un prodotto che soddisfi un bisogno esistente è molto più facile che creare un bisogno che soddisfi gli obiettivi commerciali di un prodotto esistente”.

Harry Potter è molte cose insieme: storia della lotta tra Bene e Male, romanzo di formazione, favola, brand di culto, fenomeno globale, esemplare caso di marketing, film da tutto esaurito, un grande parco di divertimento in costruzione a Orlando. E’ anche, racconta la Gunelius da un’ottica manageriale e con la devozione della fan della prima ora, una magia che ha trasformato Cenerentola una principessa.  (Cristina Bolzani)

Vedi anche: Harry Potter e i doni della morte – J. K. Rowling: Harry Potter e il Principe Mezzosangue – Harry Potter e l’Ordine della Fenice

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