La mancanza

“Quando qualcuno che amiamo se ne va, ci rimane un tremendo rancore verso noi stessi, per non essere stati presenti nella sua esistenza il più possibile, ma anche il dolore della nostalgia, per ciò che non abbiamo detto, o non abbiamo sentito dire, insomma per non essere riusciti a vivere. Ma, che stavo dicendo? Apprezzavo mia sorella? Le volevo davvero bene? Le volevo bene come qualcosa di mio? Mi ero preoccupato qualche volta di lei? Come poteva importarmi la sua assenza, se non l’avevo mai tenuta presente? Oppure sì?”

Dalla morte improvvisa di Sara, scrittrice, scaturisce il viaggio interiore di suo fratello Pablo, psichiatra. Cercando le ragioni della sua morte, forse un suicidio, ma sforzandosi soprattutto di conoscere la vita di una persona mai conosciuta davvero. Lo fa attraverso i diari di lei, la memoria, i racconti di Sarasur – figlia della sua governante di bambino -, in un percorso che lo porta a scoprire la grande solitudine, il masochismo, l’odio per se stessa, il sesso con estranei, la depressione. Lucida a se stessa, Sara sa raccontarsi, ma non accettarsi.

“Chiamo la vita, non risponde, forse è uscita. La sofferenza, contrariamente a quanto si crede di solito, non mi purifica affatto; mi distrugge. In realtà, tutta la coerenza che conferisco al mio personaggio, a Sara, la donna pubblica, non fa altro che generare in me una maggiore frustrazione, perché non mi mostro come sono: contraddittoria, cattiva, indecisa fino alla disperazione. Sono una frode”.

E allora lo psichiatra affermato, il professionista del dolore altrui, deve farsi carico del dolore di Sara, di segnali che lui non ha mai colto, di scambi convenzionali tra loro che, pure, a lui sono bastati.
La mancanza  rivela un rapporto mancato e mai più colmabile. Ma rivela e racconta anche – con l’incalzare di domande senza risposte possibili, o con risposte tardive, con un crescendo da suspense psicologica – il fallimento di Pablo. Di un uomo in crisi e in fuga da tutto. Dal suo matrimonio, dal dolore. Non è un caso che la storia cominci con una rimozione, Pablo si rifiuta di aprire il referto dell’autopsia per non sapere com’è morta Sara.

Nel finale, consolatorio, l’amore lo salva dall’angoscia, ma forse non da se stesso.

Originale e vibrante lo stile del romanzo. La scrittura segue il filo di pensieri, il ‘flusso di consapevolezza’ di Pablo, ma si dirama in varie sfaccettature, tra ricordi, pagine di diario, dialoghi nel presente. Un materiale gestito con abilità psicologica dall’autrice, Paula Izquierdo (nata a Madrid nel 1962) che, appunto, è laureata in psicologia. (Cristina Bolzani)

Cavallo di Ferro editore