Beijing Story

Diritti umani in Cina, ecco la versione in stile Love Story (con finale altrettanto triste). In questa Beijing Gushi (a cura di Mario Fortunato, traduzione di Lucia Regola) si racconta dell’amore appassionato tra un uomo e un ragazzo, a Pechino. L’autore è un anonimo che si firma Tongzhi: parola che sta per ‘compagno’ comunista, ma che negli ultimi anni ha preso il significato gergale di ‘gay’. Scelta obbligata, l’anonimato, trattandosi di una storia autobiografica;  e scelta ironica, Tongzhi, visto che per il regime cinese non c’è ‘compagno’ meno degno di un gay.

Proprio per essere una forma di resistenza all’oppressione questa storia ha un valore, nella sua vita clandestina di ‘Internet novel’ dal 1996 e ormai di culto, diventata libro per la prima volta nell’edizione  di Nottetempo.  Il melò scorre via piuttosto prevedibile, tra ripetute scene di sesso e personaggi di contorno che a vario titolo cercano di contrastare i due protagonisti. L’io narrante, il trentenne ricco, edonista, compulsivo e vigliacco, cerca fino alla fine di disconoscere i suoi sentimenti e arriva a sposarsi, e a divorziare. Il giovane Lan Yu invece mantiene un atteggiamento più coerente al suo sentimento e per niente condizionato dall’opulenza materiale del suo compagno. La sua innocenza ne fa l’eroe della storia. Il racconto è interessante quando sfiora le contraddizioni e gli aggiustamenti che il manager è costretto a fare di continuo con se stesso per cercare di accettare quello che sta vivendo, tra pressioni esterne e tentazioni egotiche di fuga.

“Mi stavo sempre più convincendo che la mia storia con Lan Yu era assurda, fuori di ogni logica. Mi era perfino balenata l’idea di essermi innamorato. Non potevo essere così folle da provare amore per un uomo. Avevo la certezza di essere una persona perfettamente normale. Solo che mi piaceva provare modi differenti di divertirsi. Comunque ormai era acqua passata. Avevo fatto bene a lasciarlo. Mi ero fermato giusto sull’orlo del precipizio. Era stato meglio per me, ma anche per lui. Eppure non potevo impedirmi di pensare a lui.”  (pag. 64)

Alla fine l’accettazione è totale, ma arriva troppo tardi.  E’ un racconto che non eccelle per le qualità letterarie quanto per il senso di urgenza che lo pervade. Riesce comunque a racchiudere, nella sua scrittura scorrevole e eros-riferita, dei dettagli che raccontano molto della Cina contemporanea: l’avidità onnivora e cinica della nuova borghesia in carriera, la famiglia come baluardo di una inattuale tradizione, lo Stato che incombe.

Per l’appunto sullo sfondo di una delle scene più coinvolgenti della storia ci sono gli scontri di piazza  Tian’anmen del giugno 1989.  Una cornice di violenza, di presa totalitaria sugli individui, che rende ancora più fragile e commovente l’amore dei due. Ci ricorda che in Cina alcuni diritti sono una chimera anche per la maggioranza,  oltre che per le minoranze e per quella omosessuale. Che negli ultimi anni ha fatto (piccoli) passi avanti. Dal racconto è stato tratto un film che ha avuto molti riconoscimenti, Lan Yu.  (Cristina Bolzani)

La storia originale in Rete

Omosessualità in Cina (Wikipedia)

 

 

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