The Paris Review

In tempi in cui spesso si scrivono libri sui propri autori preferiti (l’ultimo è di Elisabetta Rasy, Memorie di una lettrice notturna, Rizzoli) è molto piacevole leggere un libro nel quale i grandi del passato si raccontano in prima persona. Lunghe, centellinate interviste che sono un po’ tutte insieme una specie di master in letteratura, come lo definisce Dave Eggers.

Si apprezza una Dorothy Parker sempre felicemente al di sopra delle righe,  in grado di rispondere all’intervistatrice, riguardo alle fonti della sua sua ispirazione: “Tutti quegli scrittori che raccontano della loro infanzia! Dio Santo, se io scrivessi della mia, lei non vorrebbe stare nella stessa stanza con me”. E alla domanda incalzante: “E allora, qual è la fonte di ispirazione per il suo lavoro?” risponde: “Il bisogno di soldi, mai cara”. Può tenerle il passo solo Rebecca West, alla domanda se tra i suoi libri ce ne sia uno in particolare che le è stato più facile scrivere, risponde: “No. E’ un processo nauseante. Nessuno dei miei libri è stato facile da scrivere”.

 
Bella l’intervista a Hemingway, che si racconta nello spazio in cui lavora. Sembra di vederlo, davanti alla sua piccola scrivania in camera da letto, (un metro quadrato scarso assediato da pile di libri) in piedi (scriveva sempre in piedi) mentre lavora a un racconto-capolavoro come La breve vita felice di Francis Macomber . Alla domanda su chi siano i suoi padri letterari, cita tra i grandi scrittori del passato anche Giotto, Cézanne, Van Gogh, Gaugain, Tintoretto…  Spiega: “Ho imparato ascrivere da loro quanto dagli scrittori”. La sua scrittura è in effetti molto visiva, sensuale e colorata. Hemingway è recalcitrante e sarcastico di fronte a certe domande, a volte chiosa con boutade come questa. “Lei va mai alle corse?” chiede all’intervistatore, che risponde “Sì, qualche volta”. “Allora legga il Bollettino delle corse… Quella è la vera arte della narrazione”.

 
Davanti a domande anche molto semplici e ingenue, che vogliono indagare i meccanismi della creazione letteraria, il Grande Scrittore si rivela nella sua personalità più antidivistica, imprevista, rilassata. La rivista The Paris Review inventa un genere letterario, che ancora oggi segue. Queste interviste a romanzieri, poeti, sceneggiatori duravano anche anni, e poi erano spesso rivedute e corrette dallo scrittore insieme all’intervistatore, prima della pubblicazione. Ecco perché ci si ritrova anche l’aura di grandezza che avvolgeva personaggi come Billy Wilder, Borges, Saul Bellow, ben altrimenti dall’obbligatoria e ridondante aura mediatica che avvolge gli scrittori oggi.

In questo primo volume, edito da Fandango,  ci sono  Saul Bellow, Elizabeth Bishop, Jorge Luis Borges, James M. Cain, Truman Capote, Joan Didion, T.S. Eliot, Jack Gilbert, Robert Gottlieb, Ernest Hemingway, Dorothy Parker, Richard Price, Rober Stone, Kurt Vonnegut, Rebecca West, Billy Wilder. Nel secondo volume ci saranno, tra gli altri, William Faulkner, Toni Morrison, Isaac Bashevis Singer, Graham Greene, James Baldwin, Stephen King, Philip Larkin, Eudora Welty, Peter Carey, Gabriel García Márquez. (Cristina Bolzani)