Satisfiction&Vasco

Nelle interviste che Vasco Rossi ha rilasciato in questi giorni per parlare della sua spericolata avventura come finanziatore della rivista letteraria freepress Satisfiction (nome che evoca il titolo rock per antonomasia Satisfaction, ma che signifca anche – dall’ambiguo avverbio satis – ‘abbastanza fiction’, ‘un po’ di fiction’, o addirittura ‘non se ne può più di fiction’), ricorre spesso il binomio lettura-solitudine, in senso positivo.

Da Vasco Rossi arriva un elogio alla solitudine, come si legge dall’intervista comparsa sulla Stampa di oggi: “Bisogna imparare a stare soli, solo così si può imparare a stare con gli altri: altrimenti ci stai solo perché ne hai bisogno. Bisogna fare a scuola un’ora di insegnamento alla solitudine, imparare a bastarsi”. Ma anche, di capacità di solitudine come condizione imprescindibile per stare con gli altri. E soprattutto, il rapporto della solitudine con i libri, come dice in un’altra intervista: “A un certo punti ti accorgi che star sempre con gli altri diventa una dipendenza, come con la televisione. Allora spegni, apri un libro, e leggere, oltre che consolare e far compagnia, ti apre il cervello e ti fa viaggiare in un altro mondo. Entrare in contatto profondo con un’altra mente attraverso le parole a volte è più interessante che stare con la gente. Sarà che sono un po’ stanco di tante chiacchiere…” Profondo e autentico nel suo esistenzialismo on the road, Vasco Rossi ha scelto di finanziare le parole, non chiacchiere, della rivista Satisfiction. L’intervista al suo fondatore, Gian Paolo Serino (di Cristina Bolzani).

Una notizia piacevolmente sorprendente. Vasco Rossi ha deciso di finanziare una rivista letteraria, Satisfiction. Come nasce questa idea di collaborazione?
Nasce dalla passione per i libri, per la letteratura. Che accomuna, che è capace anche di rinsaldare le amicizie, gli affetti, gli scambi intellettuali. Con Vasco Rossi abbiamo questo e molti altri punti di incontro scontro in comune. Entrambi siamo dei maledetti “fratelli di tormenti”, come ha dichiarato Vasco Rossi in un’intervista”. La letteratura può salvare, può aiutare, può esasperare. La letteratura è entrare nel tempo senza vendersi ai poteri del tempo. E nel cammino artistico di Vasco Rossi questa idea è sempre stata molto chiara. Come nel mio percorso intellettuale. Essere liberi di pensare in un mondo (im)mediato in cui anche la cultura si sta perdendo tra la polvere dei salottini Asor Rosa, dei Premi, dei Premietti, nelle anticamere delle case editrici, nelle anticamere di chi dovrebbe svegliare gli animi lasciando impronte digitali d’inchiostro nei nostri cuori e, invece, utilizza anche i libri come strumento di Potere. Il Potere del Vuoto Pneumatico, del non pensiero, del pensiero blockbuster, di un’idea della lettura svilita, svilente e avvilente. Basta poco…per capire che quasi quasi, anche nelle letture, siamo “Cotti e mangiati”. Con Vasco Rossi ho sempre dialogato molto a proposito di questa (il)logica imperante, svilente, da distorsione DEBORD(ante). Una “società dello spettacolo” che ci costringere a prendere le armi, le nostre, quelle dell’arte o del tentativo di comunicare, contro un mare di divertimento. Oggi chi ha il Potere ha compreso che le vere guerre si combattono non più sui territori ma nelle nostre coscienze. La nuova colonizzazione sta lì: dentro di noi. E spesso non ce ne accorgiamo neanche. Satisfiction è una lettura libera, gratuita ma speriamo mai scontata. Una lettura che vuole invitare ad alzare la testa. Anche a lettura finita.   

Il tuo rapporto con Vasco Rossi – lui racconta in un’intervista – risale a molto tempo fa, per anni molto tempo gli hai scritto delle email.
Avevo 16 o 17 anni: non c’erano ancora le mail e avevo trovato per combinazione il numero di telefono di Vasco Rossi. Gli telefonavo, mi sono sempre piaciuti molto i suoi testi, ma c’era sempre la segreteria. Alla fine del messaggio pregava di inviare un fax. Così ho iniziato a scrivergli e col tempo il rapporto si è evoluto. Siamo passati alle mail. Gli scrivevo che al posto di buttare i soldi per le moto, allora aveva una scuderia motociclistica, poteva investire su una rivista culturale gratuita. Già allora ci pensavo.   

Musica e letteratura. Un connubio che ricorda lo sguardo eccentrico e sempre on the road di Fernanda Pivano… Voi come lo svilupperete?
Come lo abbiamo sempre sviluppato. Con una letteratura che vuole essere rock. Satisfiction è ccome un 45 giri messo in un lettore DVD.

Il claim di Satisficion è “Soddisfatti o rimborsati”. Originale, trattandosi di libri… In che senso va inteso? Com’è nata Satisfiction? 
L’idea di Satisfiction è nata sette anni fa, da un blog, Menstyle. L’idea di ritrovare e far ritrovare una coscienza critica, l’idea di coinvolgere scrittori critici letterari che fossero davvero disposti a scommettere sui propri consigli di lettura. A combattere contro una critica letteraria sempre più ridotta a marketing.  
 
Cos’è per te la critica letteraria? Ha ancora un senso definirla tale, e parlare di “recensioni”?  
 
E’ innegabile che la critica letteraria sia sempre più vicina alla pubblicità. Spesso è difficile distinguere…

Noi di “Satisfiction” crediamo a recensioni emotive: quelle che nascono dalla passione, quelle che nascono quando leggi un libro e la prima sensazione che hai non  è di scriverne ma di telefonare ad un amico e dirgli “Ho letto un libro fantastico”. Siamo tutti critici “professionisti”, ma è questo che ci appassiona. Non essere sviliti o sfiancati dal lavoro ma divorati dalla passione.

Chi trovi interessante tra i giovani scrittori, italiani e no? Tra i saggisti? Non trovi che la saggistica in questo periodo sia più ricca di spunti della narrativa, e, in altre parole, che il romanzo sia un genere un po’ in declino in questo periodo storico?
Certamente l’idea del grande romanzo di respiro EPICO e ETICO, che ne dicano manifesti e correnti letterari, non esiste quasi più. Fortunatamente esistono anche tra i giovani scrittori, definizione etichetta che non amo molto forse perché a 38 anni inizio ad arrivare alla vecchiaia, autori che dalla sabbia culturale sanno passare alla rabbia intellettuale. Penso a Cristian Frascella, Massimiliano Santarossa, Davide Sapienza (che è un giovane saggio). Mi permetto di darvi un consiglio in anteprima.

Uno dei più grandi romanzi italiani che ho letto ultimamente è “Le regole di famiglia” di Matteo Sartori. Sarà pubblicato a metà Aprile da Isbn edizioni: è da tanto che non leggevo un romanzo dal respiro così ampio. Una sorta di “Giardino dei Finzi Contini”  ambientato negli ultimi trent’anni della nostra storia italiana. Impedibile. E naturalmente è un libro Satisfiction “Soddisfatti o rimborsati”.

Credo che il romanzo non sarà mai in declino finchè ci saranno queste eccezioni: sono le eccezioni che fanno la regola. E’ sempre stato e sarà sempre così.   

 
Satisfiction

Satisfiction – blog

Vasco Rossi

Intervista a Vasco Rossi

 

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