Beautiful Malice

Copertina nera, quarta di copertina che lo definisce “caso editoriale dell’anno”, con un travolgente e misterioso incipit ad effetto: è questo il biglietto da visita di Beautiful Malice, bestseller annunciato e opera prima di Rebecca James. Il tutto servito con la storia dell’autrice, casalinga quasi disperata (sulle orme di J. K. Rowling e Stephenie Meyer), australiana che, dopo molteplici e vani tentativi di veder pubblicato il suo romanzo, scritto quasi per caso, tra un’occupazione part-time e l’altra, viene contattata da un grande editore britannico, Conville & Nash, che le annuncia un probabile successo planetario con traduzione e diffusione in oltre 37 Paesi, e c’è già chi vede possibile una imminente trasposizione cinematografica con cast a cinque stelle. L’operazione, che sia reale o di marketing, come pur viene il sospetto, è l’ennesimo colpo al cliché dello scrittore appassionato, rintanato nel solito posto, alla solita ora, a caccia dell’ispirazione, e strizza un po’ troppo l’occhio al lettore in una sorta di captatio benevolentiae che tradotta in termini più moderni corrisponde all’obamiano Yes, you can.

Il rischio in sostanza è che si badi di più alla storia dello scrittore che alla trama del libro, trasformando un’eventuale pubblicazione in una lotteria a premi.  Detto questo, benchè siamo ben lontani sia dalla Rowling di Harry Potter che dalla Meyer di Twilight, il libro ha spunti interessanti.

Katherine è una ragazza australiana che fugge al suo doloroso passato, la morte della sorella più piccola Rachel, cambiando città e cercando di ricostruirsi una vita lontana dai ricordi. Tutto sembra volgere per il meglio quando incontra Alice, la ragazza più popolare della scuola con cui instaura un bel rapporto di amicizia. Ma l’amicizia può uccidere, recita il sottotitolo in copertina, e Katherine se ne accorgerà molto presto. Anche Alice nasconde un segreto e, presto, una sordida realtà verrà a galla.

In questo mondo popolato da adolescenti inquieti o fin troppo maturi, gli adulti sono relegati a figure marginali e assenti e quando compaiono sono essi stessi inquieti, ribelli o immaturi. La sensazione è quella di un mondo capovolto e a tratti un po’ irreale e forzato. Tranne che nei flashback, narrati a capitoli alterni e vero punto forte del libro, sui ricordi di Katherine della notte in cui morì la sorella, eterea e dotata, gentile e amata da tutti. Si ha come la sensazione di un libro nel libro con una doppia trama e un doppio finale: cosa è accaduto nel passato e cosa accadrà nel futuro. Nei flashback la scrittura cambia, si fa pesante e scorre volutamente lenta o veloce, perfettamente calibrata agli eventi. Le descrizioni dei luoghi si fanno precise (“si vedeva poco e le pareti di ferro del capannone facevano rieccheggiare e rimbombare i rumori, producendo un frastuono talmente caotico di musica, risa, urla e persone che chi entrava ne era disorientato”). Il lettore è intrappolato in un’atmosfera claustrofobica, che toglie il respiro. Poi il ritmo si accelera e ogni parola è pesante (“scorticò, terrore, isteria, storpiarli, odio, panico, buio”). Katherine, corre, cade, si rialza e anche al lettore sembra di ansimare e di cercare l’aria come per fuggire via e scacciare le immagini prepotenti e violente di una morte così atroce.

Il ritorno al presente sembra, ad ogni capitolo, un pretesto per consentire di respirare e per questo diventa via via meno interessante. Non importa chi soccombe e chi si salva, comunque vadano le cose si è sempre accompagnati da quelle scene: tutto quello che accade dopo è come attutito, scivola via veloce. E’ il mondo visto con gli occhi di Katherine quello che si percepisce: tra passato e futuro e mai nel presente, ridotto quest’ultimo quasi a un’appendice. Muore Rachel e nulla importa più.

Anche il colpo di scena finale perde d’effetto e si lascia intuire già da molte pagine prima, svelando gli intenti della scrittrice: non un noir young-adult, come è stato definito, ma un romanzo sull’elaborazione di un lutto analizzato dai diversi punti di vista dei protagonisti e sull’impossibilità di superarlo indenni: ognuno pagherà a suo modo. La redenzione arriverà per tutti sotto forma di condanna. (mt)

Beautiful Malice sul sito Einaudi

Rebecca James
Beautiful Malice
Einaudi Stile Libero Big
Traduzione di Alessandra Montrucchio
Pagine 296
Prezzo 17,50 euro

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L’incipit

Non ci sono andata, al funerale di Alice.
All’epoca ero incinta e stremata dal dolore. Ma non era per Alice che soffrivo. No, all’epoca ormai odiavo Alice ed ero contenta che fosse morta. Era stata lei a rovinarmi la vita, a portarmi via le cose più belle che avessi e a farle a pezzi, in milioni di pezzi che non sarei più riuscita a ricomporre. Non piangevo per Alice ma per colpa sua.