Acqua in bocca

E’ stato il caso letterario dell’estate appena trascorsa, e – come la stagione meteorologica assai incerta – non ha convinto proprio tutti. In realtà, il giallo “Acqua in bocca”, opera prima a quattro mani di Andrea Camilleri e Carlo Lucarelli, nasconde in sé un altro giallo, un metatesto.

Come genere, non ne rispetta i canoni tradizionali, non risponde neanche ai requesiti più elementari di un’indagine investigativa (a titolo esemplificativo, non c’è alcun cenno all’ora del decesso della vittima che fa scaturire il caso). Il lettore più smaliziato in meno di venti pagine perde l’interesse alla trama e segue con perplessità le vicende di Grazia Negro e Salvo Montalbano alle prese con un’avvenente quanto avventata, quindi improbabile, agente dei servizi deviati.

A un dato momento una curiosa bizzarria fa scoprire in trasparenza la vera essenza di “Acqua in bocca”: la lunga, laboriosa e talvolta impaziente ‘trattativa’ tra i due autori, che il libro testimonia, evidenziandola. Sono mani che tendono fili che fanno muovere i burattini Negro e Montalbano. Burattini come in un teatrino di antichi pupari. Perché Camilleri e Lucarelli hanno scelto deliberatamente il vezzo dello scambio epistolare per condurre le indagini. Nell’era degli smartphone, pare assurdo, i due investigatori si scambiano missive e rapporti dei carabinieri, pizzini nei cannoli e biglietti nei tortellini in brodo.

Come venga risolto il giallo allora poco importa: è molto più interessante seguire il corso del sottile gioco tra l’allievo Lucarelli che lancia sulla scacchiera le sue sfide e il maestro Camilleri che, sornione, gliele smonta e rilancia. Di sicuro i due si sono divertiti parecchio.

La controprova è nella nota dell’editore Daniele di Gennaro, che conclude la lettura del romanzo. Nel raccontare, con la metafora degli scacchi, la nascita di “Acqua in bocca”, di Gennaro osserva: “Conservo gelosamente l’originale con tutte le loro note scritte a mano, e i rimandi a un parere del compagno/avversario. Sì, avversario, perché i due si stimano, ma non vogliono certo far brutta figura di fronte alla scrittura dell’altro. Insomma, giochiamo, sì, ma non scherziamo”. Sarebbe proprio questo il giallo che vorremmo leggere un giorno.

(Celia Guimaraes)

1 Comment

  1. libro deludente, non vale assolutamente i 10€ del prezzo . E si legge in un paio d’ore. Trama inconsistente e inverosimile.

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