La clinica dell’antiamore

Al Festivaletteratura ha attratto una platea gremita parlando di desiderio e legge. Massimo Recalcati ha la capacità, tipica del divulgatore di talento oltre che dello psicoanalista brillante che saltabecca tra i classici della teoria e i vissuti quotidiani, di rendere duttili argomentazioni altrimenti macchinose, illuminandole di un prezioso common sense.

La tracca dell’intervento è offerta dal suo ultimo libro, L’uomo senza inconscio. (Raffaello Cortina, 2010).  Perché ‘senza inconscio’? Si parla di individui – è questa la tesi con la quale Recalcati rilegge alcune psicopatologie come disturbi alimentari, depressioni, attacchi di panico – nei quali il soggetto dell’inconscio, cioè il soggetto del desiderio, non è più protagonista. Questo è un bel disastro, perché significa che il desiderio è morto, e al suo posto si sono insediate indifferenza e apatia. Dunque al centro anche dell’analisi non ci sono più la vita amorosa e le nevrosi, ma invece le vicissittudini dell’Io nella sua, conscia o meno, strategia di evitamento dell’Altro. Un clinica definita dall’autore “dell’antiamore”, appunto. 

Ecco un riassunto dello stimolante intervento di Massimo Recalcati a Mantova.

Legge e desiderio sono due parole chiave della psicoanalisi. La legge è la condizione perché ci sia il desiderio. Nel nostro tempo legge e desiderio si dissociano: la psicoanalisi chiama questa dissociazione perversione.

Desiderio
L’esperienza del desiderio è esperienza di alterità, è sempre rapporto, incontro con l’Altro. Si può intendere in tre modi.

1) (Freud) L’esperienza del desiderio è una vertigine, è esperienza perturbante, è più forte della volontà, dell’Io. Esperienza di una forza che ci oltrepassa e trascende. Quando desidero sono posseduto dal desiderio; c’è una perdita di centro, di Io, di consistenza. Estremizzando: quando c’è desiderio non c’è Io (per la psicoanalisi la sofferenza psichica c’è quando c’è un eccesso di Io. Lacan dice che più c’è Io più c’è follia).

2) Il desiderio ha a che fare con l’alterità perché la psicoanalisi lo descrive come apertura. Ma In cosa consiste la soddisfazione del desiderio? Il desiderio si soddisfa quando si sente desiderato dall’altro desiderio. Il desiderio è il desiderio del desiderio dell’Altro. Il desiderio umano si caratterizza per il fatto che non si soddisfa attraverso la scarica istintuale, ma attraverso il segno d’amore.

3) Il desiderio umano ha una caratteristica ‘bifida’. Da una parte è desiderio del desiderio dell’altro, domanda d’amore. Dall’altra parte il desiderio umano è legato a una insoddisfazione intrinseca, è continua domanda di nuovi oggetti.

Per Lacan il desiderio è metonimia della mancanza d’essere. Per il continuo scivolamento metonimico si ha la sostituzione continua degli oggetti, il che provoca la stessa, ripetuta, insoddisfazione. E il desiderio tende a consumare il soggetto, in questo movimento di rilancio continuo.

Il desiderio va incontro a due tipologie tipiche:

1) culto dell’impotenza (” è troppo per me”);
2) culto dell’utopia (“quello che non ho è sempre meglio”).

Legge
Di cosa ha bisogno il desiderio per essere efficace, concludente? dice a un certo punto Recalcati.  Della legge di castrazione. La castrazione non è un comando repressivo, non è una minaccia. E’ quella legge che definisce un impossibile. “E’ impossibile che tu possa godere integralmente, innanzitutto della cosa materna”. (Per Lacan non esiste il rapporto sessuale. Nel senso che nessuno dei rapporti sessuali realizzerà mai l’Uno.)

Il godimento incestuoso è il godimento di ciò che è più prossimo. Qui interviene la Legge: il desiderio deve essere allontanato, ha bisogno di fare un giro più lungo. Questa interdizione del godimento incestuoso (cioè di tutte le forme del godimento che promettono una soddisfazione totale) rende possibile il viaggio nel mondo. L’interdizione è sbarrare la cosa materna, renderla impossibile. Nel nostro tempo c’è un indebolimento del potere simbolico dell’interdizione.

C’è un secondo modo per cui interviene la Legge (che per la psicoanalisi tende a identificarsi con il Padre). Il padre nella psicoanalisi non ha solo la funzione di interdire il godimento incestuoso, ma ha anche quella di trasmettere il desiderio, trasmette la vitalità del desiderio. Il Padre autorizza alla facoltà di desiderare. Per Lacan il Padre è colui che sa unire il Desiderio alla Legge. Perché ci sia vitalità e fecondità ci vuole l’alleanza tra legge e desiderio. Nel nostro tempo questa alleanza si è rotta. Legge e desiderio si dissociano, si staccano. Lacan disse nel 1969 che il nostro tempo è quello della evaporazione del Padre.

Il Padre trasmette la possibilità di desiderare, ma qui la figura del Padre può essere anche una donna particolare, o un’esperienza, un libro; in sintesi tutto quello che può essere la testimonianza del desiderio, una sua incarnazione.

Dissociazione di legge e desiderio significa caduta della funzione normativa del Padre e delle istituzioni. Al posto del Padre evaporato c’è un godimento smarrito, senza bussola, che moltiplica i suoi oggetti. Non ha più supporto nella legge della castrazione. Siamo in uno “spazio drogato”.  Il desiderio è sostituito dalla compulsione del godimento, ha un carattere mortifero. Tutti gli oggetti diventano partner inumani che sostituiscono il partner umano. All’opposto della complessa dialettica amorosa, si ha il feticismo.

Si oscilla tra la logica di Don Giovanni e la domanda d’amore, di voler essere unica, insostituibile.  In un contesto in cui i disturbi contemporanei sono i sintomi di un ‘mancamento’ della relazione, che viene surrogata da un rapporto compulsivo con l’inumano, la clinica contemporanea è quindi quella dell’antiamore. Meglio scegliere il partner inumano che entrare nelle turbolenze del discorso amoroso.

Oggi il desiderio è schiacciato dal godimento. Colette Soler, allieva di Lacan, parla di ‘narcinismo’: narcisimo, amore si sé + cinismo, godimento dell’oggetto. La legge non fonda più i legami. Freud aveva parlato di necessità di differire il godimento, di rinuncia pulsionale come condizione per il legame; si diventa civili quando si rinuncia a qualcosa del proprio godimento, per il legame. Oggi si impone il ‘dover godere’: un passaggio dall’imperativo kantiano all’imperativo sadiano. Anche in politica. In passato c’era la dialettica della rinuncia al godimento personale per fondare il patto. In questo contesto desertificato l’operazione dell’analista è ardua: è quella di riorientare il desiderio, riconnetterlo all’inconscio, renderlo produttivo e fruttifero. Dare ossigeno al desiderio.

(Cristina Bolzani)

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Massimo Recalcati (dal sito Festivaletteratura)

M. Recalcati, Sull’odio (Bruno Mondadori)

Leggere Lacan

Il mistero del corpo parlante – Colette Soler

Jacques Lacan in un minuto