Non chiamarmi libro, sono un ebook

Il 2011 sarà l’anno dell’ebook. Non già per la quantità di libri che leggeremo, che continuerà ad essere molto modesta, ma l’anno in cui quelli che non hanno un e-reader, un lettore digitale, vorranno conquistarselo. Un gran numero di novità tecnologiche si affaccia sul mercato e si suppone che in questi giorni gli aiutanti di Babbo Natale siano indaffarati a confezionale iPad e Kindle da mettere sotto gli alberi.

Questo, in sintesi, il parere di Antonio Dini, giornalista e blogger che su “And so what?” si occupa di tecnologia applicata all’editoria digitale. Dini è stato uno dei relatori al Creativity day di Roma, evento organizzato per far conoscere i nuovi scenari e cogliere tra essi nuove opportunità di lavoro.

E la novità rappresentata dagli ebook, ancora acerba in Italia, potrebbe guadagnare notevole impulso dall’accordo tra Mondadori e Telecom, annunciato il 7 ottobre al salone del libro di Francoforte, con la disponibilizzazione su formato digitale di opere in lingua italiana. I libri Mondadori, Einaudi, Sperling & Kupfer e Piemme saranno sull’ebook store di Telecom Italia (www.biblet.it) con 800 titoli di catalogo e oltre 400 novità che saranno edite contemporaneamente in versione cartacea e in formato elettronico.

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 “Qui un tempo era tutta campagna”

 

L’italiano continuerà a leggere poco, sostiene Dini, ma si lascerà sedurre dai supporti tecnologici. Quale standard potrà imporsi nel 2011? Difficile dirlo, tra gli oltre 35 modelli a disposizione o a breve sugli scaffali dei negozi specializzati. Mentre all’estero c’è uno ‘zoccolo duro’ composto da amanti di Kindle e iPad, in Italia tutto è ancora da definire. Si suppone che tra i libri più scaricati ci sarà soprattuto la saggistica e, in seconda battuta, le opere su nuove tecnologie. Probabilmente i nostalgici del “buon profumo della carta stampata” saranno presto visti alla stregua dei cari antenati che raccontavano come “qui un tempo era tutta campagna”.

Resta da capire come sarà risolta la questione dei costi. Anche per l’ebook resta valido l’umano desiderio di pagare un bene il meno possibile, mentre c’è il timore che questo bene così “emotivo” possa prendere forme ignote e incomprensibili rispetto a quelle finora conosciute.

Così la pensa Mafe de Baggis, che su Punto informatico scrive: “Nel futuro potrebbe esserci quindi una cesura netta tra gli editori del cartaceo e gli editori del digitale, tra agenti e scrittori cartacei e agenti e scrittori digitali; forse non è neanche un male, l’importante è partire dal presupposto che, come scrive John Pettigrew, “c’è pochissima attenzione per quello che le persone vogliono davvero dai libri digitali” e che, come scrive Chris Meade, “il dibattito nato durante Books in Browsers solleva questioni interessanti sulla differenza tra possedere un oggetto acquistato e farne parte”.

(Celia Guimaraes)