Anna-Antigone, Sigmund-Edipo

Talvolta desidero intensamente per lei un uomo dabbene, talaltra rifuggo dall’idea di perderla.
(Molfino, Anna Freud e Andreas Lou Salomé più che sorellanza, p. 68)

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Anna si comporta in modo magnifico. E’ allegra, operosa e animata. Mi farebbe altrettanto piacere tenermela in casa quanto saperla in una casa sua. Se per lei è lo stesso!
(P. Gay, Freud, Bompiani, p. 401).

Anna è magnifica, e del tutto indipendente sul piano intellettuale, ma non ha una vita sessuale. (Freud, Lettera a Lou Salomé, dicembre 1927)

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Attraverso la sua autoanalisi, Freud arrivò a riconoscere il proprio intenso amore infantile per la madre e la sua gelosia nei confronti del padre, una condizione che definì ‘complesso di Edipo’, dalla tragedia di Sofocle Edipo re. (Psicoanalisi, R. Cortina p.623)

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Come nei delitti perfetti, la prova evidente non c’è. Nessuna case history, nessuna nota rimasta sul periodo di analisi a cui Freud sottopose la figlia. Succedeva alle dieci di sera, per sei giorni alla settimana: durò più di quattro anni. E’ vero che a quei tempi la nascente psicoanalisi si nutriva a piene mani del vissuto di parenti e amici, trasgredendo in pieno la norma che non ammette relazioni affettive o familiari tra paziente e analista. Ma colpisce che a infrangere in modo così plateale la deontologia sia proprio colui che l’ha inventata, che ha posto le basi della nuova disciplina. Tale è poi la delicatezza di quello che emerge  in Fantasia di percosse e sogni ad occhi aperti, presentato da lei come richiesta di ammissione alla Società psicoanalitica di Vienna.

Anna confidava al padre di avere fantasia di percosse per un desiderio incestuoso nei suoi confronti.

Se fosse nata maschio, Anna avrebbe avuto il nome di Wilhelm Fliess, l’amico per il quale Freud sospetterà di aver provato un amore omosessuale. Il dubbio gli nasce quando si rende conto di aver rimosso un grave errore dell’amico: aver operato una donna al naso con incuria, facendole rischiare la vita. Peraltro non si comprende da Freud, se non sotto la luce di un invaghimento acritico, come possa aver tollerato le idee ossessive e a dir poco eccentriche di Fliess sulla centralità del naso come organo regolatore della sessualità. 

(nella foto: Freud, a sinistra, e Fliess)

Invece è femmina e avrà il nome della sorella di Sigmund, Anna Freud Bernays: la più grande delle sorelle di Freud e l’unica che evita i campi di concentramento, e sposa del fratello di sua moglie. Anna nasce nel segno dell’isteria, con lo stesso nome del caso clinico di Anna O., pietra miliare della psicoanalisi.

Qualche affinità tra Bertha Pappenheim (Anna O. è lo pseudonimo) e Anna Freud esiste. Entrambe sono sognatrici ‘a occhi aperti’, sono molto intelligenti, non hanno interesse per il sesso, curano il loro padre in una malattia terminale.

Freud conta molto sulla vicinanza della figlia. Anna è sempre in sua difesa nelle querelle psicoanalitiche, cita nei suoi scritti i lavori del padre, che fa altrettanto. Come simbolicamente nella foto a destra, restano vicini e guardano con vivo interesse nella stessa direzione. In una lettera a Ferenczi – e ancora, anni dopo, in uno scambio con Stefan Zweig – da buon lettore di Sofocle Freud paragona Anna ad Antigone. Un confronto impegnativo. Se lei è Antigone Freud è Edipo.

Antigone tra i figli di Edipo è – come Anna – la compagna prescelta del padre.

Essere Anna Freud #1 – Presa nelle maglie e nelle reti 

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