Italians, non-lettori (che scrivono)

Cultura a picco ma scrittori in auge.  Gli ultimi dati Istat ribadiscono una già nota e paradossale sproporzione: ogni anno vengono stampate in media 3,6 copie di opere librarie per abitante, ma meno del 47 per cento degli italiani legge almeno un libro all’anno.

Anche la lettura più ‘easy’ dei giornali non ne esce bene. Poco più di un italiano su due (il 55 per cento) legge un quotidiano almeno una volta a settimana, uno su cinque utilizza Internet per leggere on-line o scaricare da Internet giornali, news o riviste.

In generale, le famiglie destinano ai consumi culturali in media il 6,8 per cento della spesa (nel 2008). La quota è leggermente diminuita rispetto all’anno precedente, quando l’Italia si collocava al quintultimo posto nell’Ue27. Sono 362 mila le unità di lavoro impiegate in attività di produzione di beni e servizi per la ricreazione e la cultura, al netto del settore editoriale (l’1,5 per cento del totale).

Dati che riflettono la crisi economica, certo, ma che sono anche in sintonia con i tagli del governo: negli ultimi tempi hanno protestato un po’ tutti, studenti e ricercatori, attori, registi, autori, lavoratori delle fondazioni lirico-sinfoniche.  In realtà le abitudini alla cultura degli italiani non hanno mai esibito grandi cifre, a parte certi macro-eventi televisivi e qualche mostra imponente ben raccontata dai mass media.

Tutto avrebbe una sua triste coerenza, se non fosse per l’enorme quantità di ‘opere librarie’ che ogni anno vengono stampate. Com’è possibile che ci si cimenti così tanto in qualcosa che altrettanto fortemente si ignora?

Per capirlo ci può aiutare un articolo di Stefano Bartezzaghi, che a proposito del boom di vendite degli scrittori nostrani rispetto alla passata (relativa) esterofilia parlava, in un articolo, degli italiani come di “provinciali di ritorno”, propensi a preferire solo quello che già (ri)conoscono. Portato alle estreme conseguenza, questo significa che alle storie proposte dagli scrittori spesso si preferisce la propria storia; raccontarla nella forma durevole del libro, diffondere le copie nella propria cerchia di relazioni con una sedicente statura di ‘autore’.

A una cosa di certo sarà servita, l’invenzione dell’ebook. E’ molto probabile che saranno sempre meno  i libri di esordienti in forma cartacea. Forse molti ripiegheranno sulla ecosostenibile e accogliente leggerezza della Rete, che i testi tutti riceve e cataloga e ordina per il gusto di chi vorrà acquistarli e poi scaricarli sul proprio pc.  

(Cristina Bolzani)

3 Comments

  1. Articolo molto interessante.
    A proposito della contrazione della spesa pubblica in istruzione e cultura, non sarà che mantenere i cittadini ignoranti e poco informati “rende” in termini di maggiore governabilità e controllo?

  2. Il tema trattato è strettamente correlato con lo stato della popolazione dei “non istruiti” in Italia, in UE e nel Mondo. Il libro-mercato è commercio e chi scrive per poter vendere deve saper scrivere con la padronanza di poche parole (esattamente al contrario di quel che credeva Brecht…)
    Invito alla lettura del blog
    http://ladinamicadellistruzione.blogspot.com/
    Vorrei sapere cosa ne pensi(ate) e come diffonderlo
    (i proventi saranno tutti devoluti alle necessità delle scuole associate alla Onlus)
    Il libro dimostra con “rigore” la “portata” del fenomeno. Il modello introdotto permette
    lo studio di scenari con lo stesso potere euristico di una teoria scientifica.
    A.M. Allega

I commenti sono chiusi.