Salva come preferito

Nella sua suddivisione in gruppi, Io odio… oppure Io amo… – con relative tifoserie al seguito – Facebook propone una suddivisione del mondo secondo modalità regressive, e uccide l’argomentazione come stile di confronto intersoggettivo. Così riporta le persone a un periodo molto arcaico dello loro evoluzione. E’ il bambino a scindere tra oggetto buono e oggetto cattivo, come afferma Melanie Klein. Sostiene che fin dall’inizio della vita si contrappongono un istinto di vita e un istinto di morte. Entrambi vengono proiettati su oggetti esterni: i primi saranno oggetti ‘cattivi’, i secondi oggetti ‘ideali’. Dunque l’oggetto è vissuto in modo polarizzato, esattamente come l’Io è diviso in una parte ideale e in una parte distruttiva. Due le relazioni oggettuali che ne discendono: in una il bambino esprime amore, nell’altra odio.

Allo stesso modo, è facile, nel costume del social network, eleggere un soggetto a prediletto e un attimo dopo escluderlo dalla propria rete di contatti. Questa modalità ‘bipolare’ è considerata un plus della socialità via internet. Si può entrare e uscire da ogni ‘relazione’ – si può interrompere o meno ogni contatto – con un battito di ciglia, e di mouse. Il bon ton della Rete è in effetti un non ton.

Il punto non è la discussione morale-moralistica di questa (non) etichetta ma piuttosto quanti e quali di questi comportamenti trasmigrino nelle relazioni extra internet; quanto l’opzione del ’salva come preferito’, e il suo contrario, diventino parte del proprio repertorio di gesti quotidiani. Sempre più ‘bipolari’, capricciosi, idiosincratici, insofferenti di ogni divenire, di ogni Altro oppositivo a un Io che si vuole intangibile e, se non onnipotente, almeno potente. La Rete è un complesso oggetto transizionale winnicottiano, un grande gioco per adulti. È intessuta dall’Io intrappolato da se stesso e in se stesso, opera anonima di un grande Ragno dell’affabulazione e dell’infinito intrattenimento.