Il dio del massacro

Non stupisce certo che Carnage di Roman Polanski sia piaciuto a Venezia. Perché, senza nulla togliere alla bravura del regista e degli attori, obbligati a 78 minuti di recitazione in un soggiorno inclusa una impegnativa scena di vomito, la sceneggiatura è ricavata da un libro che è già un piccolo capolavoro.

La pièce Il dio del massacro (Le dieu du carnage) di Yasmina Reza mette insieme due coppie unite da un gesto di teppismo infantile. Il figlio di Annette e Alain ha bastonato, ferendolo ai denti, il figlio di Véronique e Michel. Ma quello che nelle intenzioni era un incontro rasserenante all’insegna della ragionevolezza, con la complicità di una battuta acida spezza ogni parvenza di bon ton e politically correct e diventa un crescendo di permalosità improvvise, sarcasmi incrociati e battute feroci a alleanze variabili: donne in competizione tra loro o contro uomini e viceversa, una coppia contro l’altra, o coppie che implodono.

I cliché dell’ipocrisia borghese si sprecano ma con parole centellinate. Immancabile in questo tipo di salotto un libro sul dramma del Darfour, scritto da Véronique, quella che la ha la maggiore propensione moralizzatrice (“Non ci sono torti da entrambe le parti! Non si confondono vittime e carnefici!”. E il marito: “… la tua infatuazione per i negri del Sudan adesso dilaga su qualunque cosa” ), alla cultura usata come foglia di fico della di una presunta civilizzazione. Alla fine, complice il rhum, i personaggi si rivelano per quello che sono: in fondo indifferenti a tutto, che siano i figli, una madre malata che chiama per sapere se deve prendere una medicina risultata dannosa alla salute (e proprio Alain è l’avvocato che difende la ditta che la produce) o un criceto che a un certo punto Michel decide di abbandonare per strada – nascondendo alla figlia il suo gesto – perché “quell’animale l’ho sempre trovato schifoso. Sono felice che non ci sia più”.

Meno di cento pagine di esilarante polifonia del cinismo, che riassumono ogni possibile déjà vu borghese e in cui ogni battuta scorre all’interno di un quadro di levigata essenzialità.

Yasmina Reza, francese di origini iraniane, si è inserita negli ultimi anni nella scena drammaturgica francese con questa scrittura dialogica, incalzante e sarcastica, che squarcia le illusioni e le autorappresentazioni borghesi mostrando una realtà desolante. Un altra sua piéce di successo, Arte (Einaudi, 2006). Anni fa una sua operina, Al di sopra delle cose (Archinto, 2000), aveva già lo stile che poi l’avrebbe resa famosa. (foto Ansa: Kate Winslet, tra i protagonisti di Carnage)

Una curiosità. Nel 2009 lo scrittore olandese Herman Koch ha scritto un romanzo con una trama simile, La cena (Neri Pozza l’editore, ora uscito nei tascabili Beat). Anche qui ci sono due coppie della media-alta borghesia che inscenano la commedia del loro benessere, ma i loro figli sono complici di un gesto tremendo. Grande seguito anche per questo libro. (Cristina Bolzani)

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l’incipit

Gli Houllié e i Reille, seduti gli uni
di fronte agli altri.
Si deve capire subito che si è in casa
degli Houllié e che le due coppie hanno appena
fatto conoscenza. Al centro, un tavolino basso con molti libri
d’arte.
Nei vasi due grandi mazzi di tulipani.
Regna un’atmosfera compunta, cordiale
e tollerante.

Véronique Ecco la nostra dichiarazione… Voi naturalmente farete la vostra… “Il 3 novembre, alle diciassette e trenta, ai giardinetti di square de l’Aspirant-Dunant, a seguito di un alterco, Ferdinand Reille, di anni undici, armato di un bastone, ha colpito in faccia nostro figlio Bruno Houllie. Le conseguenze di tale atto sono, oltre alla tumefazione del labbro superiore, la rottura dei due incisivi e una lesione del nervo dell’incisivo destro”.
Alain Armato?
Véronique Non le piace “armato?” Che cosa mettiamo, Michel? Munito, dotato? Munito di un bastone, va bene?
Alain Sì, munito.
Michel Munito di un bastone.
Véronique (corregge) Munito. L’assurdo è che abbiamo sempre considerato i giardinetti di square de l’Aspirant-Dunant un’oasi di sicurezza, a differenza del parco Montsouris.
Michel Sì, è vero. Abbiamo sempre detto, il parco Montsouris no,i giardinetti di square de l’Aspirant-Dunant sì.
Véronique Capirai! Comunque grazie di essere venuti. A lasciarsi condizionare dall’emotività ci si perde sempre.
Annette Siamo noi a ringraziarvi. Siamo noi.
Véronique Secondo me non c’è niente da ringraziare. Per fortuna esiste ancora la civile convivenza, no?