Alla ricerca di Tadzio

Chi ha ispirato Thomas Mann nella creazione dello struggente  Tadzio in Morte a Venezia? 

La risposta è nel libro  La vera storia di Tadzio (Arcana Pop, 2002) traduzione di The Real Tadzio («Il vero Tadzio» di Gilbert Adair). Tadzio è stato ispirato da un giovane aristocratico polacco di nome Wladyslaw Moes.

Ma chi è il vero Tadzio?  L’aristocratico polacco in cui si imbatté Thomas Mann durante   una

vacanza veneziana e che gli ispirò il protagonista di  Morte a Venezia;  il Tadzio letterario di Thomas Mann; il giovane attore svedese Bjorn Andresen che gli prestò il volto nel film diretto da Luchino Visconti? L’icona di Tadzio è una sovrapposizione di queste tre entità, l’una nella memoria e poi nell’immaginario creativo dello scrittore, la seconda nella sua resa letteraria, la terza nella trascrizione cinematografica. Ogni identità ‘sovrascrive’ un di più di senso sulle altre, sicché possiamo pensare che l’ultima trasformazione, quella dell’androgino aggraziato attore svedese, sia la sintesi più pregnante possibile.

Ma torniamo al nobiluomo polacco.  Wladyslav Moes, ormai ottantenne  ricordava, nel suo soggiorno veneziano con la famiglia, un «anziano signore» – in realtà Thomas Mann aveva 36 anni – dallo sguardo insistente, squardo che lo seguiva quando prendevano l’ascensore   assieme in un albergo del Lido.

Thomas Mann scrisse che «niente era inventato in Morte a Venezia» ma – sostiene Adair – si prese qualche libertà. Il giovane polacco non si chiamava Tadzio  ma Wladyslav. Quando i compagni lo chiamano, Aschenbach dice di sentire «qualcosa come Adgio» ed è quello che ascoltò lo stesso Mann: ma «Adgio» in realtà era «Adzio», diminutivo di quel Wladyslaw, che sarebbe poi stato identificato come il figlio dei baroni Moes.

Moes venne a conoscenza, divertito, del film Morte a Venezia a vent’anni, dopo aver visto a Parigi il film di Visconti. «Non volle manifestare i suoi sentimenti», racconta la figlia; ma criticò quel Tadzio troppo compiaciuto dalle attenzioni di Gustav. Nel 1911, fra l’altro, Moes aveva 11 anni e non 14 come nel libro. Secondo Gilbert Adair questa differenza anagrafica sarebbe servita a ridurre l’erotismo, mettendo in primo piano, nel tormentato Aschenbach, il conflitto tra la propria identità di scrittore e il desiderio sensuale, diventato passione morbosa. Mentre la Morte divora inesorabile il suo ultimo tempo.

Il provino di Visconti a Bjorn Andresen

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