Iris dove sei?

Appello all’editoria italiana. Perché non si traducono, ristampano più i romanzi di Iris Murdoch? L’editore Rizzoli aveva fatto sperare in questo senso, dopo la traduzione del bellissimo – anche per le copertine che ha ispirato – Il mare, il mare e di La campana e Sotto la rete (entrambi introvabili). Poi sono usciti due saggi: Labirinto d’amore e Esistenzialisti e mistici.

Le emozioni esistono realmente in fondo alla personalità o in cima. In mezzo, sono recitate. Questo perché il mondo intero è un palcoscenico, per cui il teatro è sempre popolare ed esiste…, pensa ad un certo punto il protagonista, Charles Arrowby, dall’alto della sua fama di attore e drammaturgo sessantenne. Un personaggio che tiene avvinghiati alle seicento e più pagine di ricordi, flussi di coscienza e dialoghi, tra filosofia, diario e melò.

Eppure di questi tempi di decadenza morale la dimenticata Murdoch potrebbe essere utilmente riscoperta. Nei suoi romanzi i personaggi si dibattono spesso in interrogativi etici. La sua prima opera è dedicata a Sartre, romantic rationalist.

In questa chiave moralista è lo stesso Guardian a riscoprire oggi la scrittrice e filosofa irlandese, nell’articolo The big society must be grounded in goodness. Il quotidiano cita che in un piccolo saggio filosofico, The Sovereignty of Good (La sovranità del bene, 1970), sulla scia di Platone e Aristotele la Murdoch argomenta che le buoni abitudini producono buone azioni sociali, e sottilinea l’importanza di valorizzare il Bene nella società, non solo educando i bambini ma anche tra gli adulti, che prendono decisioni che influenzano tutti noi. Una tendenza da recuperare. Insieme ai romanzi.

 

 

Con amore e rabbia