Freud reloaded

Il più sottile detrattore di Freud ci è sembrato l’autore della Sorella di Freud, romanzo sì ma basato su un dato inconfutabile: all’arrivo del nazismo Freud si mise in salvo con la famiglia, amici intimi e cane a Londra, ma non portò le sue quattro sorelle, che morirono poi in un lager.  Anche se la denigrazione attacca l’uomo e non lo psicanalista, qualche effetto lo produce nel lettore che vede da sempre nella figura severa dello studioso viennese un caposaldo del pensiero.

Ma la saggistica continua a sfornare libri contro la psicoanalisi. L’ultimo era stato il pamphlet di Michel Onfray, sorta di vibrata decostruzione di Freud.

Ora in The Freud Files gli autori, Mikkel Borch-Jacobsen and Sonu Shamdasan puntano dritto alla delegittimazione della psicoanalisi, sostenendo come ci sia stata una sua auto-legittimazione grazie alla quale viviamo la figura di Freud al pari di quella di Darwin e Copernico. «Dobbiamo affrettarci a studiare la psicoanalisi finché possiamo – scrivono – perché presto non saremo più capaci di capire le sue caratteristiche e per una buona ragione: la psicoanalisi non è mai esistita».

I due autori sostengono che senza la leggenda di Freud «crolla l’identità e la radicale differenza della psicoanalisi da altre forme di psicoterapia».

Il libro ricostruisce le prime controversie attorno alla psicoanalisi e mostra come piuttosto che dimostrare la sua superiorità, Freud e i suoi seguaci hanno riscritto la storia; di come questa costruzione della leggenda non sia un elemento incidentale della teoria psicoanalitica ma proprio il suo nucleo. Il saggio presenta un corpus straordinario di documenti con il quale la psicoanalisi si installò nelle società contemporanee.

In sé la teoria non si discosta molto da altre pubblicazini anti-freudiane e anti-psicoanalitiche del passato. Sarà interessante leggere i documenti pubblicati.

La psicoanalisi è sotto scacco?

Why psychoanalysis never existed

5 Comments

  1. Sono d’accordo con le conclusioni sul grande imbroglio culturale e storico della psicoanalisi cui arrivano gli autori del libro ‘The Freud files’. In fondo Sigmund Freud è un cadavere dal 1939! Eppure da una certa sinistra sessantottina fallita miseramente alla Foucault tanto per intendersi (!), continua ad essere adorato come un feticcio, un totem al pari di Jung e Heidegger, nonostante i loro poco nobili trascorsi, ampiamente documentati, fascisti e nazisti! Certo Michel Onfray ha dato il suo buon apporto alla messa a nudo delle complicità di Freud, Jung, Heidegger, Binswanger con il fascismo e con il nazismo: ma in fondo quanto denunciato da Onfray era in buona parte abbastanza noto. Quel che va svelato e smascherato, è il ‘PENSIERO’ di questi ‘maitres à penser’ che da decenni e decenni ha ostacolato, ma dal 1971 sempre meno, qualsiasi ricerca sulla mente umana, sul pensiero umano, e quindi sulla malattia mentale, la sua origine, cura e guarigione. In tal senso è tempo ormai di rendere il dovuto riconoscimento allo psichiatra dell’Analisi Collettiva Massimo Fagioli, il demolitore della falsa teoria freudiana. Con ‘Istinto di Morte e Conoscenza’ del 1971 cui sono seguiti nel 1974 ‘La Marionetta e il Burattino’ e nel 1975 ‘Teoria della nascita e castrazione umana’, i tre libri che fanno l’identità dello psichiatra, hanno fatto piazza pulita non solo della falsa teoria freudiana ma anche di quell’orrendo ‘mix culturale’ che nel mettere assieme Freud, Jung, Heidegger, Binswanger e proseliti come Foucault e Bisaglia (per tutti costoro la malattia mentale non esiste), ha bloccato per anni la ricerca sulla realtà umana, sulla mente umana, sul pensiero umano. Una enorme responsabilità storica si sono assunti e si assumono ancora i pochi, per fortuna, proseliti di questi falsi ‘geni’ del pensiero umano. Dal 1971 con ‘Istinto di Morte e Conoscenza’, Fagioli ha aperto e reso possibile una ricerca collettiva sulla realtà umana e quindi una cura e guarigione della malattia mentale! E di ciò si deve prendere atto ed essere riconoscenti a Fagioli: la società é talmente evoluta che è antistorico, irreale, star lì ancora ad adorare feticci e totem!

  2. Non conosco a fondo Massimo Fagioli , ma ho letto Fantasia di sparizione e penso che nella sua visione debba molto al pensiero di Melanie Klein, in particolare nella sua visione del bambino come ‘cattivo’, agito fin dai primi mesi da pulsioni schizo-paranoidi. A sua volta la Klein ‘reagisce’ alla teoria di Freud. Questo per dirle che non credo accettabile una posizione liquidatoria tout court di Freud, per la semplice ragione che tutto quanto è seguito si è modulato in reazione alle sue intuizioni e alla sua (seppure debole e anche sbagliata in certi punti) teoria analitica. Che abbia fondato il linguaggio psicoanalitico con un suo autorevole/autoritario atteggiamento è indubbio, ma è stato comunque il pioniere di un ambito della conoscenza fino a quel momento ignoto, e questo dovrebbe essere ricordato. Penso piuttosto che una critica serrata dovrebbe essere rivolta a una certa ortodossia freudiana di oggi.

  3. La straordinaria ricerca di Massimo Fagioli non è minimamente accostabile alla M.Klein! La sua ‘teoria della nascita’ illustrata ed esposta nei tre libri fondamentali ‘Istinto di Morte e Conoscenza’; ‘La Marionetta e il Burattino’ e ‘Teoria della nascita e castrazione umana’, sulla quale poggia, dal 1975, l’Analisi Collettiva, è del tutto originale. Come originlissima è l’interpretazione dei sogni, delle immagini oniriche! Si tratta di una prassi unica di ‘cura, formazione e ricerca’ che da quasi 40 anni interessa e coinvolge, in totale ed assoluta libertà, migliaia e migliaia di persone che partecipano ai quattro seminari settimanali.

  4. Temo che ci sia un equivoco di fondo. Che Fagioli debba qualcosa alla Klein per via di una sua (presunta) interpretazione del bambino “cattivo” e agito fin dall’inizio da tendenze schizo-paranoidi indica una sostanziale incomprensione del pensiero fagioliano, che si caratterizza proprio per l’esatto contrario ! La nascita umana è concettualizzata come assolutamente priva di istanze asociali e patologiche.
    E’ casomai il successivo rapporto deludente con la figura materna che crea i presupposti per una progressiva patologia più o meno grave. Su questa base teorica si forma l’idea di cura che significa guarigione nel momento in cui, nel rapporto terapeutico, si riesca a ritrovare o ricostruire l’identità originaria sana.
    Nel freudismo e nel kleinismo (se mai è esistito) non può esistere cura perché non si è mai concettualizzato un sé non patologico. Quindi tutto si può risolvere unicamente in un ‘contenimento’ faticoso di istanze “naturalmente” distruttive.

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