Tra Wittgenstein e Colombo

Mai come in questo periodo il giallo è stato oggetto di dotte investigazioni.  Qualche anno fa è uscito Elementare, Wittgenstein!una specie di filosofia del racconto poliziesco, che mescola narrativa e letteratura filosofica.  Wittgenstein amava molto i polizieschi, al punto che si faceva spedire riviste dagli Stati Uniti con detective stories hard boiled. In una lettera il filosofo confessava di trovare nei polizieschi granelli di saggezza che non esistevano in Mind (l’organo ufficiale dell’accademia filosofica inglese). Il poliziesco all’americana si contrappone a quello inglese, perché qui il lettore deve essere in grado di risolvere il mistero come il poliziotto. La lettura diventa così un esercizio di deduzione e logica che porta diritto alla soluzione.

(Questo ingrediente tipico del giallo inglese purtroppo manca nel secondo episodio dello Sherlock Holmes di Guy Ritchie, Gioco di Ombre, un film ridondante di azione spettacolare e effetti speciali, ma senza un’ombra di ragionamento investigativo).

Per capire cosa c’entra Wittgenstein con il giallo bisognerebbe leggere il ponderoso libro dell’allievo di Umberto Eco, già maestro post-moderno nel creare collegamenti tra alto e basso, o a dare rilevanza di studio critico a fenomenologie di presentatori pittoreschi.

Invece ci soffermiamo su un altro accostamento, quello tra giallo e psicoanalisi. (nella foto, particolare della copertina di I quattro fiumi, Fred Vargas, Einaudi).

La domanda che le rende affini è: di chi è la colpa? Le dinamiche del  giallo e dell’analisi  sono simili, secondo gli autori,  e i meccanismi della detective story possono essere a pieno titolo accostati ai metodi dell’indagine psicoanalitica. Si parla di Adamsberg, Montalbano, Holmes.   Ma l’esempio più evidente di questa analogia lo offre il tenente Colombo. Le sue storie hanno una struttura narrativa in cui si capisce subito il who e what, il chi e che cosa dell’indagine. Anche la psicoanalisi è una inverted detective story. Colombo è un antieroe dall’abito eternamente sgualcito, è la negazione del narcisismo (diversamente da alcuni psicoanalisti); il suo marcato understatement lo rende inoffensivo, fa abbassare le difese al colpevole.

La cosa più interessante di Colombo è la sua bilogica. Nel metodo così eterogeneo, che parte da un’intuizione iniziale che dà la direzione alle indagini, che poi proseguono con vari sistemi. Ma è nel linguaggio che il doppio binario logico è più interessante, simile al lavoro clinico. Il suo discorso si sviluppa sempre ad almeno due livelli diversi.

“Abile utilizzatore della complessità/ambiguità del linguaggio, Colombo dice all’assassina cose che la dovrebbero rassicurare”. Su questo aspetto linguistico delle indagini non poteva mancare la creatura di Fred Vargas, quell’acchiappanuvole Adamsberg che fa duetti indimenticabili con il suo collega, agli antipodi, Danglard.

Adamsberg: Danglard, lei non è mai stato capace di aspettare.
Danglard: Mai
Adamsberg: Peccato. La frustrazione fa girare il mondo.

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