Lou seduttrice dell’Ottocento

Due occasioni la fanno tornare d’attualità (ma lei è di quelle che tornano ciclicamente alla ribalta). Una importante biografia illustrata di Lou Andreas Salomé, integrata da un articolo di Claudio Magris scritto in occasione del del film Aldilà del bene e del male. E poi un avvenimento musicale:  l’esecuzione dell’unica opera dello scomparso direttore d’orchestra Giuseppe Sinopoli, dedicata alla carismatica scrittrice e psicanalista. Influenzata dalla musica di Mahler e Berg, fu scritta quando Sinopoli aveva 35 anni, in soli sei mesi. Fu rappresentata una sola volta, nel 1981, divise pubblico e critica. Apre la stagione alla Fenice di Venezia, il 21 gennaio.

Il saggio ripercorre la sua vita. Di origine ebraica (il cognome deriverebbe da shalom), nata a San Pietroburgo, Lou intesse relazioni significative con Nieztsche, Rilke e Freud. Nel corso della loro affettuosa amicizia e lunga corrispondenza durata ventitrè anni (condividendo con lui anche temi della psicoanalisi, lei stessa diventa psicoterapeuta ma anche contestandone con franchezza certe vedute patriarcali), gli scrive: “Caro professore…la ringrazio con tutto il cuore di avermi trascinata in questa follia; immorale qual sono, traggo sempre il più gran piacere dai miei peccati.” Freud in rispostaE’ assolutamente evidente che Lei mi anticipa e mi completa ogni volta.” 

Famosa per gli amori, per la Santa Trinità da lei teorizzata e così ben rappresentata in questa foto – con Lou dominatrice, Nietzsche (che la voleva sposare) e Rée (con il quale poi trasformerà il triangolo in duo) – per il romanzo Fenitschka, per un saggio illuminante sulle eroine di  Ibsen, muore nel 1937, a Gottinga. Poi la Gestapo cercherà di cancellarla sequestrandone gli scritti. Venticinque anno dopo Heinz Peters recupera i documenti e scrive la biografia.

Nonostante la sua natura libera nei legami (o forse dai legami, ma non dall’amore) non è su questo tasto che Lou Salomé si sofferma nella autobiografia. “Questo riserbo – scrive Claudio Magris – non nasce certo dalla reticenza, bensì da quella medesima tranquilla libertà interiore che ha permesso alla bella Lou di vivere fino in fondo la pienezza amorosa dell’esistenza, ignorando le convenzioni con una sciolta e rispettosa autonomia che non aveva bisogno di venire ostentata o declamata”.

“La vagabonda ribelle che ha scandalizzato mezza Europa con la sua vita avventurosa insegna che la storia e la verità di un individuo consistono nella realtà oggettiva e sovrapersonale della sua opera e del suo pensiero in quelle parole, in quei gesti o in quei sorrisi nei quali il suo dramma privato ha saputo tradursi e trascendersi, trasformandosi in un significato in cui anche gli altri possono riconoscersi”.

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La Lou Andreas Salomé di Giuseppe Sinopoli

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