Nemecsek

A molti adolescenti delle scorse generazioni questo capolavoro del patetico è rimasto impresso nella memoria. La storia delle due bande di ragazzi che si fronteggiano per dominare un terreno vicino a una segheria, a Budapest, resta impressa come parabola di una morte assurda e di un destino da subito segnato. Il ‘come se’ dei giochi, di un mondo parallelo all’adulto, è squarciato da una tragedia improvvisa. Ne porta le conseguenze l’unico soldato semplice Nemecsek.  Nei due gruppi che si fronteggiano ci sono solo generali e ufficiali. Lui è magro e delicato, la sua famiglia è povera. La sua morte sarà straziante, tanto più perché nel magico Grund dei ragazzi arriveranno le ruspe.

(scena finale del film di Frank Borzage, No greater glory, 1934)

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La storia di Ferenc Molnár è avvicinabile al Cuore di De Amicis. La differenza è così spiegata da Michele Serra. “Il piccolo universo virile – di simulazione virile – brevemente descritto da Molnár riesce così, paradossalmente, ad assumere un significato ben più vasto e credibile rispetto al grande universo familiare-scolastico-sociale descritto da De Amicis in Cuore: e questo nonostante i riferimenti ‘ideologici’ di entrambi i libri, quelli di un’Europa nazionalista e borghese, militarista e classista, siano decisamente apparentabili.  Molnár è più credibile (e dunque leggibile) di De Amicis perché, nel suo libro, le ragioni – sostanziali – dell’esistenza prevalgono sulle ragioni – formali – della società. L’Europa adulta, baffuta e paterna che nel Cuore pretende di ‘formare’ i suoi figli secondo i crismi della rispettabilità sociale, in I ragazzi di via Pál già non ha più volto e voce: si limita, come un potere astratto e intangibile, direi eterno, a porre fine alla ricreazione e ai giochi, alla fantasia e ai sogni, mandando le ruspe a sventrare il campo”.

Quanto allo struggente finale, Nemecsek si accosta a un altro classico, tratto dal romanzo Misunderstood di Florence Montgomery. Anche qui c’è la morte dopo una veloce malattia di un ragazzo fragile e trascurato, in questo caso dal padre. Comencini ne ha tratto Incompreso

 

2 Comments

  1. tutti questi che citi sono libri scritti quando l’infanzia era separata dal mondo adulto nel bene e nel male. oggi con tutti questi padri in pinocchietto a mano di bambini con l’i pod non sarebbe più pensabile un libro del genere di cuore incompreso o nemmeno i ragazzi della via pal. a parte per questioni meramente di anacronismo storico anche per ragioni più sostanziali… non per fare la retorica su una infanzia che ha perso la sua dimensione eroica (o mercuriale…) ma in effetti se ci pensi oggi sono i vecchi i nuovi soggetti del patetico. i vecchi esercito sempre più numeroso i vecchi probabili eori…guarda futurama o il nonno dei simpson..

  2. sono d’accordo. i due mondi non sono più paralleli, ma abitano una zona ambigua di contaminazione e di imitazione reciproca, negli oggetti di consumo come in certi stili comportamentali. questo imepdisce ai bambini di crogiolarsi e lottare (e formarsi) in un mondo ‘altro’, dell’immaginazione e dell’utopia, prima che sia troppo tardi, che il tempo li porti tra i grandi.

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