Garbo speaks!

Il  film The Artist fa riflettere sul momento della storia del cinema che ha cambiato tutto, il passaggio dal muto al sonoro. Il regista in questo è molto bravo, perché riesce a descrivere con trovate espressionistiche come si sente il celebre attore di film muti nel momento cruciale del passaggio. Disoccupato, scalzato dalla scena dai rumori che lo perseguitano, la vita e la ribalta diventano un incubo.  Cerca di uscirne in modo drastico ma viene salvato dal cane; e alla fine torna a quel sorriso aperto, grazie all’amore della giovane attrice nella quale era ‘inciampato’ a inizio pellicola, a sua volta amandola subito – senza saperlo? – e favorendo la sua carriera. La storia è tutta nei primi minuti, compreso l’inevitabile happy end e la funzione salvifica del cagnolino (anche lui attore).

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Di Greta Garbo Roland Barthes ha detto che aveva il “viso di neve”, e che esprimeva l’Idea (mentre dopo di lei le attrici saranno l’Evento). Anche per lei, come al protagonista di The Artist, uscire dal mondo ‘muto’ significherà il declino; la Garbo, Idea di bellezza triste e sofferente, con la voce (ri)diventa una donna fragile, fino  a all’addio al cinema, nel 1941.

The Artist ha il merito di farci ritornare, per un’ora e quaranta, in questo dimenticato mondo estetico: l’importanza della faccia, dell’espressività degli occhi, dei sorrisi, delle smorfie, delle lacrime, di uno sguardo sospeso nel vuoto, di una comunicazione ai confini dell’inconscio nel suo eludere quasi il linguaggio. E’ un mondo più astratto e più semplicemente emotivo, agli antipodi da quello di un film come Carnage, per esempio, logorroico e cerebrale, giocato sul wit.
Certo, il mondo, e il cinema, sono andati da tutt’altra parte rispetto al cinema muto. Ma i volti, le Icone, abitano ancora lì. Nel silenzio.

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