Necrofilia letteraria

Fa infuriare che di tutti i lavori che poteva lasciare incompiuti Dickens abbia deciso di morire proprio a metà di un giallo. E’ l’inizio di una riflessione della Bbc sull’opportunità di finire lavori letterari lasciati incompiuti. Lo spunto è I misteri di Edwin Drood. La scrittrice Gwyneth Hughes non solo ha lavorato all’adattamento televisivo ma ha fornito anche un finale. C’è una lunga lista di opere di grandi autori incompiute. Jane Austen, le sorelle Brontë, Albert Camus, Franz Kafka. Per loro esiste una speciale industria di cosiddetti “continuatori” – prosegue l’articolo della Bbc – che provvedono a finire le storie.

Ma per quale motivo un autore dovrebbe finire il lavoro di un altro autore, invece di crearne uno proprio? E poi, è molto difficile riuscire a imitare la voce di un grande scrittore. D’altra parte, leggendo un testo il lettore sente il bisogno profondo di arrivare a una conclusione, come ha teorizzato Frank Kermode in The Sense of an EndingCom’è noto Kermode osservò che quando ascoltiamo un orologio fare tik tik tik, ciò che sentiamo è tik tok tik tok, perché ci piacciono gli inizi e le fini – scrive John Sutherland, professore emerito alla University College London.

Ma è moralmente accettabile finire opere altrui? Per Leonardo da Vinci le opere d’arte non sono mai finite, solo abbandonate. Del resto era tradizione nel Rinascimento lasciare che gli apprendisti finissero opere cominciate dai maestri. Secondo il critico Mark Lawson, invece, si tratta di una specie di necrofilia letteraria che altera completamente la struttura della vita di un’artista.

D’altra parte c’è il caso di Franz Kafka. Se il suo amico Max Brod non avesse ignorato le istruzioni di bruciare i manoscritti dei suoi romanzi incompiuti, e non li avesse poi rivisti e pubblicati, non avremmo mai letto Il Processo, tra i lavori più influenti del Ventesimo secolo.

Ma oggi esiste un vero e proprio business attorno  a questa estensione del lavoro di un artista dopo la sua morte. Recentemente Sherlock Holmes e James Bond sono stati ‘resuscitati’ per farli morire in un altro giorno, con grande successo di vendite. Si sa che Stieg Larsson ha lasciato incompiuto il romanzo che chiude la sua

trilogia, La regina dei castelli di carta. Come non bastasse, ne è stato annunciato un quarto, che lo scrittore aveva quasi completato, o almeno così dicono i suoi famigliari. Non è vero, ci sarebbero solo le prime duecento pagine, non uscirà nessun quarto libro, ha fatto sapere la compagna dello scrittore, che conserva il manoscritto sul computer di Larsson.

Resterà li, si presume, fino al prossimo attacco di cupidigia di qualcuno nell’entourage del morto. La fine dello scrittore può attendere. 

(Interessante esempio di devozione letteraria, invece, è il trattamento amorosamente  mimetico di Mrs. Dalloway di Virginia Woolf in The Hours di Michael Cunningham; del classico come un palinsesto parla questo saggio, uscito da poco).