Bloomsbury d’Abissinia

Chi avrebbe immaginato uno spirito così mattacchione  nel sofisticato  e upper class gruppo di Bloomsbury. Una lettera privata, che sarà presto messa in  vendita all’asta a Londra, riporta alla luce un’esilarante burla giocata dai bloomsburiani alla Marina inglese. Il 7 febbraio del 1910 alcuni degli artisti del circolo, fra i quali Virginia Woolf e Duncan Grant, decisero di giocare un tiro mancino a una delle più celebri e potenti imbarcazioni della flotta britannica. Camuffati con costumi esotici e barbe finte, i volti anneriti dal trucco, si presentarono come un gruppo di principi abissini, accompagnati da falsi interpreti del Foreign Office, a bordo della nave da guerra Hms Dreadnought, all’epoca orgoglio tecnologico della Marina dell’Impero.

L’ammiraglio e la ciurma, fra i cui ufficiali figurava anche un cugino della Woolf, non si resero conto di trovarsi al cospetto di impostori, e li accolsero in pompa magna. Il loro arrivo fu salutato dalle note di una banda e da bandiere africane issate all’albero maestro. Invitati a trattenersi per la cena, i presunti principi si lagnarono in uno swahili approssimativo, ma molto convincente, della cottura del cibo, e lo rifiutarono “per motivi religiosi”.

Si dice anche che il gruppo di falsi abissini esprimesse approvazione per il potente equipaggiamento della nave ripetendo di continuo le parole “Bunga, bunga!”e “Chukachoi! Chukachoi!” che, secondo l’interprete, sono espressioni di grande stima e ammirazione.

La lettera che descrive l’episodio fu inviata dall’ideatore dello scherzo, Horace de Vere Cole, cognato di Neville Chamberlain e fra i più celebri burloni dell’epoca, a un amico; descrive le surreali scene nei minimi dettagli ed è accompagnata addirittura da una foto ricordo del gruppo di artisti in “costume di scena”.

Solo la mattina dopo l’Inghilterra si rende conto della beffa organizzata da un gruppo di studenti (i cui nomi sono coperti dal segreto, e  lo resteranno per molti anni), orchestrata per mettere alla berlina la spocchia e la pomposità degli ammiragli della British Navy. Il “master-prankster” (cioè il capo dei burloni) è Horace de Vere Cole, figlio ventinovenne di un maggiore dei Dragoni, cognato del leader conservatore Neville Chamberlain e poeta dilettante.

È lui che ha interpretato il ruolo di Herbert Cholmondley, mentre il naturalista Anthony Buxton è stato l’Imperatore d’Etiopia. Duncan Grant e Ridley Guy hanno impersonato i personaggi di due membri del seguito, mentre i ruoli dell’interprete e del quarto notabile abissino sono stati affidati rispettivamente a un giovane snob di nome Adrian Stephen e a sua sorella Virginia.

Rintracciata da un discendente del suo destinatario, la lettera è ora nelle mani di Rick Gekoski, un commerciante londinese di libri e manoscritti rari. Chiosa amara della vicenda: oltre a rendere più severi i controlli sul protocollo di visita degli ospiti stranieri, la burla ebbe un’altra conseguenza. Duncan Grant fu sequestrato da tre marinai e portato a Hampstead Heath, dove venne punito a colpi di canna di bambù.