Breve ergo cool

C’è un libro, anche nella versione sfogliabile online, che si chiama 420characters e pare stia avendo molto seguito. E’ una collezione di status updates di un “grande sito di social networking”. Raccontini che durano lo spazio di 420 caratteri, appunto.

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In un sezione del sito è anche possibile ascoltarne la lettura da Jeff Bridges, per esempio. Quanto basta per farne un mini-oggetto di culto. L’autore è l’illustratore Lou Beach (a destra, foto dal suo sito).

In un’intervista (qui) spiega le ragioni della sua idea: Ero annoiato dagli aggiornamenti di status di Facebook e così ho cominciato a scrivere questi brevi pezzi narrativi per divertirmi.

All’accusa (surreale) di contribuire con il suo libro da social-media alla decadenza della letteratura, Beach replica in modo a sua volta molto breve: Non ho smesso di ascoltare Bach quando sono arrivati i Rolling Stones.

Ora, resta da vedere se lui sia il Mick Jagger della brevità. Certo anche il suo cimento  segue la tendenza sempre più diffusa a ricorrere alla forma breve. Quando è nato l’sms si è gridato allo scempio in chiave giovanilistica del bello scrivere. Adesso con Twitter siamo tutti cantori delle poche ma incisive parole, possibilmente diffuse in perfetto sincretismo con eventi significativi (su scala ascendente, dal calcio alla primavera araba).

A questo punto, visto che la forma è tornata in auge ma l’originalità scarseggia, si potrebbe andare a rileggersi i maestri del pensiero fulminante.  Montaigne, Valéry, Cioran