Le vite degli altri

Le vendite dei libri crollano ancora. I dati del 2011 presentati dal Centro per il libro fotografano un calo degli acquirenti del 10% nell’ultimo trimestre rispetto allo stesso periodo del 2011. Ognuno ha speso in media 30,69 euro. I lettori sono diminuiti del 6%. Solo il 49% degli italiani ha letto almeno un libro. Le donne leggono di più (53% contro 43%), ma le lettrici accanite scendono al 4%. Anche quel 5% di ‘lettori forti’ che leggono più di dodici libri all’anno sembra vacillare. Si vendono di più i libri low cost, è in crisi la fascia di prezzo dei 20-30 euro. Anche l’ebook non è all’altezza delle paginate che ne hanno salutato l’esordio, anzi i dati mostrano che i lettori sono decisamente più numerosi delle copie vendute, segno che la pirateria ha intaccato con forza il settore. La tendenza al ribasso sembra confermata anche nel 2012. In questo tracollo i più esposti sono i piccoli  e medi editori, ma è ormai tutto il settore a sentire avvisaglie funeste. E non solo per effetto della crisi.

In un Paese gremito di scrittori, aspiranti, dove ormai ogni tre mesi si fa la conta dell’emorragia di lettori, e dove qualche autorevole intellettuale azzarda che sia meglio non leggere piuttosto che leggere bestseller, qualcuno prova a dare una spiegazione sociologica del fenomeno. Stefano Bartezzaghi accusa la nostra classe dirigente di non parlare mai di libri, aldilà di generiche banalità, e quindi di non contribuire a diffondere un’attività che è anche un’attitudine imitativa. Non so se saremmo più stimolati alla lettura se ogni tanto ci capitasse di ascoltare l’eloquio dei nostri politici applicato ai libri prediletti, ma certo più dell’imitazione avvicina alla lettura un bisogno profondo.

E’ questo bisogno che si è affievolito. Forse in passato ci si tuffava di più nei libri per conoscere ‘le vite degli altri’ e indirettamente la propria, educandosi a una specie di introspezione più o meno complessa. Oggi dominano altre forme di narrazione. Oggi le vite degli altri sono più facilmente raggiungibili nei social network, dove siamo tutti ai lavori forzati del wit e delle auto-rappresentazioni fotografiche. Oppure nei telefilm, moderni racconti dickensiani del mal du vivre e dintorni. La lettura resta, i libri restano, ma come un fiume carsico in un tempo che ha scelto di rappresentarsi (soprattutto) per superfici.

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