Uno squalo alla Tate

Qualcuno magari parlerebbe di manifestazione di oscurantismo contemporaneo, a proposito della retrospettiva della Tate Modern di Londra dedicata a Damien Hirst; la sua prima in un museo. Più di 70 le opere del capofila dei Young British Artists saranno esposte alla Tate tra il 4 aprile e il 9 settembre, tra cui il suo manifesto poetico The Physical Impossiblity of Death in the Mind of Someone Living (L’impossibilità fisica della morte nella mente di un vivo): uno squalo tigre di oltre 4 metri in formaldeide dentro una teca. Ci saranno anche diversi dipinti della serie Spot paintings, righe di cerchi colorati, spesso imitate dalla grafica pubblicitaria degli ultimi anni. In una stanza caldo umida farfalle nascono su una tela bianca, volano e alla fine muoiono davanti ai visitatori. Ci sarà In and Out of Love, l’installazione che ne ricrea un’altra del 1991: vita e morte, bellezza e orrore come in molte delle opere made in Hirst.
(foto sopra Ansa)

 

 Ma chi ha parlato di oscurantismo contemporaneo? Nel saggio L’inverno della cultura il critico d’arte francese Jean Clair sostiene che i vari Maurizio Cattelan, Jeff Koons e Damien Hirst studiano solo le strategie di marketing in un sistema dell’arte ormai definitivamente contaminato dal business, dove i musei sono diventati grandi magazzini affollati da chi cerca solo mostre-evento. Il pubblico è attratto dall’arte contemporanea, perché le opere sono curiose e bizzarre. Ciò che è incomprensibile affascina sempre. Non essendo più capaci di leggere le opere del passato, pensiamo che la relazione con l’ arte contemporanea sia più facile. Di fronte ad essa, viviamo l’illusione di trovarci immediatamente al centro del fenomeno creativo. Ci diciamo che basta guardare per capire, che ciascuno può leggere l’ opera come vuole, senza bisogno di alcuna preparazione. La regola fondamentale diventa quella dello sguardo che crea l’opera, una regola che consente di liberare il pubblico da ogni sforzo e da ogni senso di colpa. Secondo me, è un segno dell’ oscurantismo contemporaneo. Senza dimenticare che molte opere recenti, passato lo shock della scoperta, qualche anno dopo ci sembrano inguardabili. E ciò nonostante le loro quotazioni. (qui l’intervista completa).

L’inganno del critico

Damien Hirst alla Tate Modern