Gore Vidal


Feroce critico dell’impero americano, intellettuale scomodo, omosessuale dichiarato che scandalizzò gli Stati Uniti a 22 anni con La statua di sale, – peraltro è stato il primo ad usare la parola gay in un romanzo, Gym – Gore Vidal era un pensatore indipendente, allergico alle etichette e all’establishment. Una delle ultime figure, con Truman Capote e Norman Mailer, di giganti della letteratura pronti ad accendere e a provocare dibattiti. Autore di 25 romanzi, autobiografie e numerosi saggi sul declino dell’America, fra cui Palinsesto, Impero, Navigando a vista, drammaturgo, sceneggiatore di film come Improvvisamente l’estate scorsa di Joseph L. Mankiewicz e Ben-Hur di William Wyler, e di serie tv, Vidal venne chiamato da Federico Fellini per interpretare se stesso in Roma. Nella città eterna, che adorava, visse circa trent’anni facendo dell’Italia, dove aveva anche la celebre villa La Rondinaia a Ravello, sulla costiera amalfitana, la sua patria d’elezione. Ma, negli ultimi anni, per una operazione alla gambe mal riuscita non camminava più e l’accesso alla Rondinaia – venduta sei anni fa, dopo la morte del compagno di una vita, Howard Austen – era diventato impossibile.

Grande appassionato di politica, Vidal si candidò più volte con i democratici senza mai essere eletto. Era amico di John F. Kennedy e odiava i Bush, che secondo lo scrittore sapevano in anticipo cosa stava succedendo l’11 settembre, come spiega nel suo saggio Le menzogne dell’impero e altre tristi verità. Proprio all’attacco delle Torri Gemelle Vidal ha dedicato un libro ‘La fine della libertà’, pubblicato in anteprima in Italia nel 2001 da Fazi, diventato nel 1998 il suo editore italiano, e uscito l’anno dopo in America con il titolo Perpetual war for perpetual peace. Sulla storia degli Usa, lo scrittore ha pubblicato una serie di libri a partire da Washington D.C. uscito nel 1967 fino a uno dei suoi titoli più famosi, L’età dell’oro in cui racconta la trasformazione dell’America da “cafoncello dell’Occidente” a centro del nuovo impero. Amico di Paul Newman e della moglie Joanne Woodwad, Rudolf Nureyev, Susan Sarandon e Tim Robbins, assidui frequentatori della sua villa a Ravello, Vidal ammirava Italo Calvino alla cui morte scrisse nel 1985 un memorabile articolo in cui si diceva colpito di come l’Italia entrò in lutto, “come se fosse morto un principe amatissimo”, mentre “quando muore uno scrittore americano, ammesso che sia famoso (ma per nessuno di noi è più possibile essere famoso) c’è al massimo una fotina”, diceva Vidal.

Nato il 3 ottobre del 1925 a West Point, Gore Vidal, pseudonimo di Eugene Luther Gore Vidal, ha scelto per la sua carriera letteraria come nome il cognome del nonno materno Thomas P. Gore, senatore democratico dello stato dell’Oklahoma. Nel 1943 si è arruolato come riservista nell’esercito degli Stati Uniti e ha sempre preso posizione contro la guerra, da quella in Vietnam all’Iraq. Fra i suoi romanzi il più celebre resta La statua di sale – storia del bello, atletico e schivo Jim Willard, innamorato del suo migliore amico, Bob Ford – che quandò uscì nel ’48 scosse gli Usa, venne riscritto nel ’65 e ora tornerà al più presto in libreria per Fazi, che nel 1998 cominciò con questo libro la pubblicazione delle sue opere. Diciassette i titoli in catalogo fra cui l’ultimo Il candidato, ripubblicato nel 2008, in cui Vidal affermava: “Ho sempre pensato che da qualche parte in questo Paese corrotto e moralista ci siano ancora degli uomini che sanno come dovrebbe essere fatta una società che si rispetti”.

Gore Vidal – Fazi

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