Intervista a Paola Concia

La vita di Paola Concia scorre veloce in questo libro, e inanella fasi e consapevolezze, fatti e riflessioni, dalla scoperta adolescente del desiderio per le donne, al matrimonio eterosessuale, alla definitiva ‘resa’ al proprio destino amoroso. Senza troppo orgoglio – si sa, il sentimento più sbandierato dal mondo gay – ma  suscitando una realistica empatia. La sua vita è segnata dall’impegno civile,  dalle battaglie per i diritti dei gay, e dalla   determinazione – spesso non premiata – degna di una tennista di razza. Il tutto ambientato in un Paese (ancora) piuttosto contorto e immobile. Ecco perché la sua storia è utile.

 Intervista a Paola Concia (di Cristina Bolzani) 

Il racconto della sua vita è vibrante e grintoso, in linea del resto con il suo approccio  politico e pubblico di questi anni. Ma scegliere di raccontare-rivelare in prima persona la propria storia, e in parte quella delle persone a noi vicine, è sempre impegnativo. Che cosa ha motivato questa scelta?

Volevo fare un libro che aiutasse i più giovani ad essere se stessi. Ogni giorno ricevo decine di lettere di giovani omosessuali che mi scrivono di quanto sia difficile essere un adolescente gay, lesbica o transessuale in questo paese. Volevo fare qualcosa per aiutarli raccontando il mio percorso di vita e nel frattempo tracciando la storia di quarant’anni di diritti negati in Italia. Per un adolescente è molto importante potersi identificare in una figura positiva e anche sapere di non essere solo, o sola,  contro il mondo. Qualcuno ha detto che é un libro sulla libertà di essere se stesse, cosa non facile in Italia per una donna.

Un anno fa si è sposata con la sua compagna. Com’è accolto adesso il suo nuovo status dal mondo politico? Da quello che ha scritto sul suo matrimonio, si direbbe che i membri del suo Partito non siano stati tanto friendly….

Non è vero, ho sentito l’affetto di tanti colleghi, ovviamente di quelli con cui ho maggiore rapporto. Ma la questione del matrimonio gay in Italia va oltre me e la mia storia personale; chi è contrario lo deve spiegare ai milioni di cittadini omosessuali italiani che vogliono sposarsi. E quando provano a spiegarne le contrarietà, usano argomenti fuori dal tempo e dalla storia.

Centrodestra  e centrosinistra sui diritti (non a caso finora “negati”) non  hanno una base condivisa, menre magari su altri fronti disgraziatamente convergono. Per esempio lei scrive che anche nella sua parte politica ci sono forme di omofobia e machismo. Pensa che la politica sia in grado di cambiare questo stato di cose o non si tratta piuttosto di un problema culturale profondo, da affrontare con diverse strategie?

In tutti i paesi europei, tranne il nostro, questi temi sono ormai terreno d’incontro per la destra e la sinistra. Sono questioni che uniscono le diverse forze politiche anziché dividerle, perché attengono al grado di civiltà dell’intero paese.  Basta guardare il dibattito in corso in Inghilterra e in Germania sulla piena uguaglianza dei cittadini omosessuali: sembra assurdo visto da qui, ma in quei paesi é portato avanti dai conservatori. Da noi sono convinta che sul fronte culturale molto sia già stato fatto in questi anni; la dimostrazione è che la società civile italiana è molto più aperta della classe politica che la governa. Il nostro problema è che siamo carenti sul piano legislativo, anzi direi proprio che abbiamo sulle spalle un ritardo inaccettabile se confrontato con i nostri paesi fratelli europei. Senza le leggi, anche sul piano culturale e sociale, tutto accade più lentamente e con maggiore fatica. I diritti degli omosessuali riguardano tutti i cittadini italiani e tutte le forze politiche; sono una priorità dell’intero paese e non una questione che interessa soltanto una parte della società italiana. C’è una generazione politica che nel nostro paese non riesce a fare passi avanti, su questa questione come su altre. E’ un dato di realtà.

A proposito di strategie, a febbraio del 2011 le donne andavano in piazza con il movimento Se non ora quando. Cosa ha ottenuto?  E’ rimasto qualcosa di quel movimento?

Io sono sempre felice quando le donne si uniscono e scendono in piazza. Anzi ritengo che in questi anni l’avremmo dovuto fare più spesso. Ciò che non mi convince del tutto di quel movimento è l’utilizzo di alcuni toni un po’ moralistici nel descrivere le donne italiane. Detto questo, viviamo in un paese che è pensato integralmente per uomini eterosessuali, possibilmente di mezza età. Ed una società che è concentrata solamente sul cinquanta per cento della sua popolazione è una società miope che rinuncia a metà delle sue energie migliori e del suo potenziale.

In Italia – scrive – mancano tre leggi : contro l’omofobia, sulle unioni civili, sull’omogenitorialità.  Quale formula di unione ritiene più realistica in Italia? Quella per esempio adottata da voi  in Germania? Il Italia il matrimonio omosessuale è una chimera?

Io continuo a lavorare per il matrimonio omosessuale che ritengo l’obbiettivo di giustizia più alto e dignitoso per un paese che aspira ad essere una nazione leader in Europa.  Per questo mi auguro che nel prossimo parlamento ci sia una maggioranza trasversale utile ad approvarlo. Se non dovesse essere così, ritengo che sul piano delle unioni civili il modello tedesco proposto da Bersani sia il migliore, perché assicura quasi completamente l’equiparazione giuridica fra i diritti delle coppie eterosessuali ed omosessuali. Senza poi dimenticare la legge contro l’omofobia e la transfobia e la legge sull’omogenitorialità che, mi sembra implicito, devono far parte di un pacchetto unico e complessivo sui diritti delle persone LGBT.

Secondo lei perché da noi è così difficile accettare che anche gli omosessuali possano amarsi, essere felici e avere un progetto di vita?

Bisognerebbe chiederlo ai miei colleghi che si ostinano a portare avanti posizioni medievali che si addicono più alla Russia di Putin che ad una grande democrazia come l’Italia. Io credo che il problema non siano solamente le radici cattoliche del nostro paese, quanto la mancata elaborazione culturale della politica su questi temi. Sopratutto sul fronte della sinistra italiana. Per molto tempo mettere i diritti civili sullo stesso piano dei diritti sociali, era considerata un’eresia indicibile. Oggi grazie al cielo non è più così, del resto abbiamo fatto il Pd anche per questo.

”Adesso che ho vinto uno slam, – scrive a un certo punto Andre Agassi nelle sue memorie –  so qualcosa che a pochissimi al mondo è concesso sapere. Una vittoria non è così piacevole quant’è dolorosa una sconfitta”. Da tennista – e da politica che ha dovuto accettare molte delusioni –  lei cosa ne pensa?

Mi piacerebbe che la politica assomigliasse maggiormente allo sport, dove si vince perché si è più bravi e l’avversario non diventa mai un nemico da abbatere con armi improprie. Purtroppo non è così. Anch’io ritengo che le sconfitte siano importanti quanto le vittorie perché ti fanno crescere, ti arricchiscono;  il mio libro parla proprio di questo. Ad ogni modo una cosa è certa: sono una a cui piace vincere, nella vita così come nella politica. Ma vincere lealmente.

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Io decido di fare un bagno a mare al buio. Un classico, dei miei anni e di quegli anni. Mi spoglio, resto nuda e mi sento libera. Gli amici continuano a suonare e cantare, non mi dicono niente, quasi non mi vedessero. Mi tuffo in acqua. Sola. Faccio qualche bracciata, poi il nero diventa sempre più nero: è scuro il cielo, è scuro il mare, e io mi sento inquieta in quell’acqua color pece. Ho voluto attirare l’attenzione di Giulia, ma ora ho paura del mare che scompare nel buio della notte. Torno indietro. Faccio qualche passo sulla sabbia. Nuda e intirrizzita. Ma a qualche metro dalla riva c’è Giulia con un asciugamano. Mi avvolge nella spugna e mi abbraccia. Ci baciamo appassionatamente. Proprio così. Appassionatamente. Non vorrei sembrare sdolcinata, ma non è che ci siano tanti altri modi per raccontare un bacio quando rimescola sentimenti, sensi e piacere. Succede tra uomo e donna, e la stessa identica cosa accade anche tra donna e donna.

(tratto da La vera storia dei miei capelli bianchi, Mondadori)