L’Affaire Millet

Provocazione o deriva razzista? In Francia se lo chiedono a proposito di Richard Millet, stimato editor storico della casa editrice Gallimard, che ha curato la pubblicazione di libri importanti come le Benevole di Littell. Millet è anche scrittore, e ha appena pubblicato per l’editore Roux “Elogio letterario di Anders Breivik”. Un pamphlet che interpreta il gesto del criminale norvegese come un sintomo della perdità di identità dell’Occidente multiculturale. “Breivik è quello che meritava la Norvegia, le nazioni europee si stanno disintegrando nel relativismo”, scrive Millet.

Tra gli autori di Gallimard c’è una sollevazione. Per Tahar Ben Jelloun Millet ha perso la testa e ora c’è un problema etico per l’editore. Lui si difende in televisione. “Sono stato ingenuo, – dice – ho pensato che si sarebbe colta l’ironia del titolo. Volevo far riflettere sull’accaduto, certo Breivik è da condannare – sottolinea – ma il suo gesto ha una “perfezione formale” paragonabile all’attacco alle Torri Gemelle”. Qui esiste un fascino del male – sostiene – come quello che si trova nei Demoni di Dostoevski.

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Parole “pericolose” per la scrittrice Annie Ernaux, inaccettabili per lo scrittore e giornalista Pierre Assouline, autore del blog di Le Monde la république des livres: “Vedere un gesto estetico nel  massacro di 77 giovani norvegesi è ovviamente offensivo, osceno”. Millet è un provocatore – dice Assouline – ma non lo si può ridurre a questo. Ha un progetto letterario, con un’idea globale di decadenza e perdita dell’identità nazionale.

E mentre i giornali francesi accostano già il suo nome a quello di Céline – noto per le sue idee antisemite – il presidente della casa editrice, Antoine Gallimard,  dichiara dopo qualche giorno di silenzio  che Millet ha il diritto di esprimersi, pur sottolineando di non condividere affatto la sua analisi, e definendola “una sorta di ciarpame intellettuale finalizzato a lanciare una crociata contro il multiculturalismo”.

La sua è una posizione di principio senza entrare nel merito: “Il suo statuto di editor diventerebbe incompatibile solo se le sue opinioni interferissero nel suo lavoro con noi”. Dunque per ora Millet non deve lasciare Gallimard. “E sempre stato un editor di qualità e attento. Con noi non ha mai avuto cedimenti di alcun tipo”, fa notare Antoine Gallimard.

Certo, poichè  l’editor in questione  è sempre stato un bravo scopritore di manoscritti – che si sono rivelati vincenti, molto venduti e premiati – ci si potrebbe chiedere se è per questa ragione “banalmente” veniale che le posizioni politiche di Millet non sembrano rilevanti agli occhi del nipote di Gaston Gallimard. Chissà cosa avrebbe detto il nonno.

1 Comment

  1. Trovo preoccupante la deriva xenofoba e antisociale di parte dei filosofi e scrittori europei, in particolare francesi. E’ vero, a mio parere, che la cultura europea sta vivendo in qto periodo la sua più grave crisi. A una politica economica cinica e autoritaria non si e’ avuto un risveglio di coscienze e civiltà come negli anni 30, ma solo un abbandono al cupo pessimismo che dimentica le responsabilità collettive o una fuga verso esercizi di stile fine a se stessi, manierismo senza contenuti. Se l’Europa non si rinnoverà proprio grazie al contatto con più giovani culture e anche rivedendo il suo debito con le origini mediterranee, e’ destinata a una morte per inaridimento.

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