Scandalosa Angot

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Inplacable – Le Monde 

Une semaine de vacances – Flammarion

Christine Angot, une semaine en inceste – L’Express

La casa editrice Flammarion lo ha tenuto segreto il più possibile, mandandolo ai giornalisti solo a fine agosto. Ora si capisce perché. Dietro il titolo ingannevolmente innocente si svela la trama incestuosa padre-figlia, e così Christine Angot torna a parlare di  un tema-tabù, ed è per certi  “insopportabile”, per altri “audace”.

La Angot attinge da anni alla sua esperienza, scrive romanzi di auto-fiction –  un’abile commistione di verità e finzione – aprendo ogni volta un “caso letterario”.

Il tratto autobiografico non è certo orginale ormai, anzi quello dell’auto-fiction è un sotto-genere frequentato. Ma quello che colpisce qui – così sembrerebbe leggendo le recensioni francesi – è che la scrittrice torna, ancora più crudamente e tetra – sul già esplorato tema dell’Incesto.  Si intrecciano qui, come in altri suoi romanzi, vita sessuale e scrittura, ma la prima è debordante e dettagliata come una fotografia, coglie impreparato il lettore, lo avvolge in una malsana morbosità. Sono 140 pagine di descrizioni fisiche, quasi cliniche, in cui si alternano con tono pacato  l’orrore e il banale. Il padre-aguzzino è un raffinato erudito, studioso di lessicografia, lettore di Thomas Mann, per niente violento.  Qualunque cosa si pensi sul valore del romanzo, di certo ha un significato forte di testimonanza per un trauma che la società rimuove sistematicamente.

E’ un altro libro sulla stessa storia – scrive Le Monde. 
Rispetto al precedente L’inceste cambia il  punto di vista. L’io monologante del prmo romanzo è sostituito dalla terza persona. Il “lui” e lei” carnefice-vittima si alternano, con la freddezza di una lente che scruta nei movimenti ma evita incursioni nella loro coscienza, né commenta il loro  comportamento. La “vacanza” del titolo diventa così per tutto il tempo della storia una assoluta vacatio, perdita di senso.

In Francia c’è chi guarda con fastidio e anche disgusto al nuovo libro della Angot.  Tahar Ben Jelloun – ultimamente spesso indignato – grida allo scandalo non tanto per le caratteristiche del testo, ma perché la stampa culturale ne parla molto. Aldilà delle sue qualità, è possibile che dietro all’attenzione per il libro ci sia una specie di inconfessato sollievo perché qualcuno ha il coraggio di dichiararsi vittima di un incesto, magari – come spesso succede – in ambienti insospettabili. Se ne parla troppo poco. Se poi un giorno qualcuno volesse raccontarne provando ad addentrarsi in quella insensatezza e in quelle coscienze,  sarebbe ancora più interessante. In fondo è uno degli obiettivi più alti per uno scrittore.  Andare oltre il fenomeno, per quanto sia dirompente anche solo denunciarlo nei minimi dettagli. In fondo Nabokov  ha scritto Lolita  in prima persona.

Un pensiero riguardo “Scandalosa Angot”

  1. Il tema non e’ così nuovo, se ne parla senza scandalo a cominciare dai Greci, vedi Edipo o Fedra. Ma, a parte altri tragici, come gli elisabettiani, in tempi più vicini vi torna con insistenza, ad esempio, Anais Nin, non solo ne La casa dell’incesto..non comprendo lo scandalo nella nostra epoca se non con l’ennesima dimostrazione di ignoranza morale e, ovviamente, culturale. Temo si voglia riportare la letteratura ai temi cari ai tempi di repressione, Dio Patria Famiglia?

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