Duellanti

La vera novità del duello Bersani-Renzi per conquistare la leadership del centrosinistra , a parte la breve sigla iniziale da psycho-thriller -altroché l’ingenuo ottimismo di Rossella O’Hara in Porta a Porta – è il seguito da derby calcistico sui social network. Une vivacità che sembrerebbe infliggere un duro colpo ai talk show, così spesso ingessati su copioni e dinamiche prevedibili.

Il modello di dibattito all’americana ha smosso anche gli stili argomentativi – con un prodigioso effetto mimetico che si trasmette dalla forma alla sostanza – verso una chiarezza, una sintesi poco polemica, a tratti ironica, che dà autenticità a un discorso pubblico altrimenti dominato da fumose , spesso livorose ampollosità. Allora l’attenzione tra i votanti cresce, c’è il desiderio di condividere questo piccolo rinascimento del discorso politico, che ha pur bisogno di una qualità efficace e autenticamente sentita per essere ‘seduttivo’ . È non importa se molte metafore suonano come coloriti divertissement, e se su Twitter si scrive molto del vestito marron di Bersani e della camicia bianca di Renzi.

Nella ipersignificazione mediatica di ogni piccolo dettaglio c’è una nuova attenzione, ci sono più lucidità e disincanto; un esercizio costante di decodifica a volte prevedibile e conformista, ma mai passivo. Al confronto è davvero fuori dallo spirito del tempo il salotto di Rossella O’Hara, che incombe in questa tarda serata con le cronache da un Pdl in versione decadente e le sue vagheggiate primarie.

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