Persona

Sento nel compianto che lascia Rita Levi Montalcini dopo 103 anni di vita che qualcosa è fallito. I ringraziamenti sui social network a questa scienziata illustre da parte di tante donne della mia generazione o anche più giovani che ora si sentono ‘orfane’ di questa eccezionale ultra centenaria mi lasciano stranita, perché capisco che ragionare ancora in termini di generi, di quote rose, di donne che ce l’hanno fatta è sbagliato, è così vecchio.

Lei, Levi Montalcini con i suoi vestiti così Novecento sembrava non toccata dal complesso né di essere ebrea (in un Paese che non le risparmi le leggi razziali) né di essere donna… Ma forse era un vezzo, lei aveva qualcosa di snob che le derivava da una grande sicurezza di origine, sociale, di censo e di cultura, ma io personalmente non le credo del tutto quando diceva che non conosceva la paura e che non aveva complessi, ma ascoltandola oggi apprezzo la sua scelta forse di mentire vestendo quella ostentata non chalance… Perchè a volte è necessario forzarsi in un atteggiamento esteriore per cambiare dentro, nel profondo, e questo si sapeva bene nel Novecento.

Perché la tanto bistrattata maschera può anche un po’ forgiare il volto, come un busto corregge la schiena…  E invece noi donne del baby boom ancora qui emozionate a vene aperte perché Rita Levi Montalcini era donna, era Nobel, era scienziata, era senatore a vita, era brava. Da lei dovremmo prendere una cosa: un certo superiore distacco che esclude l’ammirazione gregaria, l’idolatria… E invece noi donne siamo qui emozionate come se fossimo alla prima, cospiratoria, riunione di suffragette in uno scantinato londinese a fare il tifo per una di noi di 103 anni che ci riscatti e che ora ci ha abbandonato. E se fosse ora di ignorare finalmente il genere, di smettere di guardarsi tra le gambe? Questa sarebbe una rivoluzione civile.

Lo stesso disagio ho provato per la logica della doppia preferenza nelle schede delle primarie del Pd per i candidati al Parlamento: possibilità di votare o un uomo o una donna e nel caso di due preferenze l’obbligo che uno fosse uomo e l’altro donna pena la nullità della seconda preferenza espressa.

Mentre si cerca di capire se sia ora e in che misura di riconoscere alle coppie omosessuali più diritti civili (e io stessa su questo sono in lite con delle parti di me) mentre si fatica a far strada il principio che il diritto appartiene all’individuo e non al genere, l’eterosessualità vincolante della coppia sulle schede del Pd mi lascia perplessa….. un voto a te, uno a me, uno ad Adamo l’altro a Eva…le donne in Parlamento, le donne in politica, le donne ‘per forza’ perchè ancora si sente dire (a me è successo): “Perché non ti metti (scendi o sali) in politica, tu sei una donna intelligente…”, come se fosse qualcosa di straordinario.

Oppure le frasi fatte: ‘Tu sei troppo intelligente, fai paura agli uomini’ per spiegare una vita di relazioni disordinate o interrotte, frasi dette indifferentemente da uomini e da donne, frasi in cui non è contemplato altro movente se non la devianza rispetto a un modello femminile o una aspettativa maschile, la devianza dal cip cip della coppia dove lui è alla fine il principe e lei dopotutto Cenerentola e a chi è fuori dallo schema non resta che la strega…

Ma io non credo che siano le eccellenze come Rita Levi Montalcini a dover diventare modelli per le donne, o meglio, non devono esserlo più di quanto possano diventarlo per un ragazzo etero o gay, che intenda studiare il sistema nervoso umano.

Direi anche che i modelli come la Montalcini sono anche troppo inarrivabili e che è sbagliato riporre nelle eccezioni, in quelli che spiccano per capacità, il senso di una riscossa che ha ancora il sapore del secolo passato. I geni non hanno sesso, come gli angeli. Non è necessario arrivare al Nobel… Basterebbe rimuovere dal linguaggio comune questo vago senso di esotismo, durissimo a morire, della coppia di attributi donna- intelligente, questo sapore di eccezionalità, e soprattutto questa gregaria gratitudine delle donne verso le donne che emergono; questo senso di rivalsa di chi si definisce donna e progressista, ma se vai a trovarla a casa ti mostra ancora l’album del matrimonio (civile…ma sempre in abito panna) perfino dieci anni dopo.

Un uomo non mostrerebbe a nessuno l’album del matrimonio, provate a immaginarlo e riflettiamo su questo. Fuori un esempio…non lo troverete. Perché ancora succede? E’ un fattore ineliminabile?

Allora invece di prostrarci davanti alla Montalcini mettiamoci a studiare il cervello, come faceva lei, e cominciamo a capire che c’è un’area limbica, antichissima, dove risiedono le emozioni, influenzata, questa sì, anche dagli ormoni, e una parte corticale, cognitiva, che non è diversa nè per razza nè per genere, che è la facoltà di pensare in astratto, che è la creatività umana.

Che cosa voleva dire la Montalcini quando diceva frasi tipo ‘il corpo faccia quello che vuole, io sono la mente’. Voleva dire che è l’individuo che vive e che crea il mondo, e io aggiungerei: non c’è specie vivente più ossessionata dal genere di quella umana e a volte mi colpisce vedere quanto contribuisca a questa ossessione anche la parte che si dichiara più avanzata della società. Una donna vince le primarie e la studiamo ancora come un panda…

Tutte le donne e gli uomini dovrebbero tendere al mito dell’androgino quando a partorire è la loro mente e quindi basta con questo essere orgogliose di essere donna (come per esempio diceva la Fallaci, e anche qui io avrei qualcosa da eccepire…Proprio sicura? Un tipo come Rosa Bazzi come lo spieghiamo?)

Come ci ha insegnato Rita Levi Montalcini, dimentichiamoci ogni tanto il genere, per esprimere chi siamo come individui irripetibili.

Laura Carcano

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