“Oh…”

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Per lui non conta tanto la trama quanto lo stile e la scrittura, che deve sorprendere, come è sorpresa la protagonista in quell’oh… che chiude il suo ultimo romanzo. In effetti Philippe Djian scrive con l’agilità di uno sceneggiatore (ben tradotto da Daniele Petruccioli), non si cala al fondo dei personaggi ma ne sa isolare dei dettagli interiori importanti.

Lo scenario del romanzo intreccia dei personaggi estremi, a partire dalla protagonista Michèle, voce narrante, sconvolta fin dalle prime righe perché reduce da uno stupro. La galleria di ‘mostri’ continua con un figlio iracondo impelagato con una opulenta borderline, una socia in affari amica morbosamente legata al figlio di Michèle, e il cui marito è il suo amante. Nel girotondo cinico e scabroso in cui tutti si muovono Oh… a tratti evoca Histoire d’O – e Michèle è costretta a fare i conti con le sue fantasie di sopraffazione.

Al vertice di tutto questo c’è il mostruoso padre di Michèle, che sta scontando l’ergastolo per aver massacrato un gruppo di bambini. Il tema del perdono è ricorrente, nell’esortazione della madre – rifatta e sessuomane – perché Michèle vada a trovarlo e lo perdoni. Ed è ricorrente la presenza di un trauma che stravolge definitivamente una vita. Atmosfere che ricordano la commedia grottesca Perdona e dimentica. Nel film una delle tre sorelle protagoniste ha il marito in carcere, per pedofilia, e quando racconta a una delle due sorelle (a loro volta impegnate in relazioni assurde) com’è l’uomo con in quale ha appena avviato una love story, si limita a dire, entusiasta e disperatamente bisognosa di crederlo: “E’… è normale!”.
Anche quella di Oh… è una life during wartime: impossibile dimenticare, e perdonare.

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 Incipit

Devo essermi graffiata la guancia. Mi brucia. La mascella mi fa male. Cadendo ho rovesciato un vaso, ricordo di averlo sentito esplodere a terra e mi domando se non mi sono ferita con un pezzo di vetro, non lo so. Fuori il sole brilla ancora. Si sta bene. Riprendo fiato piano pianol. Sta per venirmi un mal di testa terribile, lo sento manca poco.

Oh… – Voland

Philippe Djian – Facebook

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