Dear Erin Hart, o l’arte della vendetta. Riprendersi l’identità fotografando

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foto Jessamyn Lovell

Cinque anni fa durante l’allestimento di una mostra al San Francisco Camerawork, a Jessamyn Lovell, fotografa e insegnante d’arte di origine newyorkese, rubarono cellulare e portafoglio.

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foto Jessamyn Lovell

La ladra, Erin Hart riuscì a spendere un po’ dei soldi di Lovell prima che le carte fossero bloccate.

Ma il furto più grave fu quello di identità. Hart cominciò a usare i documenti di Lovell per compiere furti e piccole truffe in hotel e noleggi auto, mentre alla fotografa piovevano di conseguenza multe e citazioni in tribunale.

La rappresaglia di Lovell è stata trasformare questa vicenda in un progetto artistico controverso quanto sorprendente. E il risultato è una mostra fotografica intitolata Dear Erin Hart, allestita alla fine dello scorso anno proprio al San Francisco Camerawork; prossimamente sarà di nuovo visibile al Colorado Photographic Art Center.

Nel frattempo il caso e la sua rappresaglia artistica hanno fatto molto discutere, finendo tra l’altro sulle colonne di Wired e di Time e su social network come Reddit, dove si discute sia del valore artistico sia di quello etico.

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foto Jessamyn Lovell
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foto Jessamyn Lovell

Lovell infatti decise di mettersi sulltracce di Hart – ingaggiando anche un investigatore privato – per trovare e fotografare i luoghi in cui era passata, fino a raggiungerla e pedinarla dopo il rilascio dal carcere. Questo materiale composto di scatti di nascosto, foto segnaletiche e immagini di videosorveglianza è il racconto della mostra.

Parlando del progetto la fotografa non descrive le sue motivazioni come punitive, e manifesta una certa simpatia nei confronti della donna che pare sia finita di nuovo nei guai e letteralmente in mezzo alla strada. Lovell ha cercato senza successo di contattarla per invitarla all’inaugurazione della mostra e alla fine commenta: «Con una storia criminale come la sua è ancora più difficile trovare lavoro e tirare avanti onestamente».

Però dice anche, al Chronicle, che questa donna è entrata nella mia vita senza il mio permesso  e quindi ho usato quell’esperienza senza il suo permesso per creare qualcosa di nuovo. E chissà, forse anche Jessamyn Lovell riuscirà ad avere il successo di un talento (ancora femminile) nel binomio fotografia/vendetta in chiave autobiografica: Sophie Calle. A lei riuscì, in Prenez soin de vous, di ‘vendicarsi’ del suo compagno, che con una mail le annunciava la decisione di lasciarla.

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