Il Canyon Antelope da record è la ricerca (malriuscita) del ‘sublime’ ?

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Phantom – Ph Peter Lik

Il fotografo americano Peter Lik  ha venduto uno scatto in bianco e nero del fascio di luce che penetra all’interno del Canyon Antelope in Arizona per la bella cifra di 6,5 milioni di dollari. E’ record mondiale. Lo ha comprato un facoltoso signore di Las Vegas, che gha speso altri 2,4 milioni per una foto intitolata Illusion e 1,1 milioni per Eternal Moods: spesa complessiva, 10 milioni di dollari. Il Canyon Antelope si trova nella terra dei Navajo che lo consideravano un luogo di culto e di connessione spirituale con la Natura. Oggi è una delle mete turistiche più frequentate come dimostrano le altre foto scattate nello stesso, magico luogo in cui l’arenaria è stata modellata per millenni dal vento e dall’acqua.

Davanti a un record la diffidenza è frequente; le regole del mercato a volte si impongono con prepotente e beffarda protervia sul valore artistico, basti pensare a certi pezzi iper-valutati di Jeff Koons. Ma il vibrante articolo pubblicato sul Guardian online a firma Jonathan Jones (molto condiviso e commentato, a riprova che l’argomento è sentito nella comunità degli appassionati e non solo) a poche ore dalla notizia del record va oltre la semplice critica. Non solo sostiene che l’immagine di Lik è un vuoto e insapore cliché ben lontano dall’essere arte – anche se qualcuno dopo questa vendita si sentirà sempre più autorizzato a considerarla tale -, ma si spinge all’affermazione (contestata da molti commenti all’articolo) che la fotografia non è arte, è niente di più che una tecnologia, tanto più nell’era digitale che mette a disposizione di milioni di persone le immagini e gli effetti ad alta definizione più accattivanti. La foto da record dimostra gli errori che si fanno quando il fotografo crede di essere artista, sostiene l’autore. E’ di un romanticismo studiato , dunque di pessimo gusto. Potremmo trovarla incorniciata in una stanza d’albergo pretenzioso. E poi il bianco e nero facilita il carattere “artistico”, come spesso accade.

E’ una foto bella, certo, “ma la bellezza è a buon mercato se si punta una macchina fotografica verso un grande fenomeno della natura”. “Qualcuno è stato molto stupido con i loro soldi , scambiando il pittoresco per alta arte”.

“Il dettaglio in bianco e nero del canyon è abbastanza scultoreo, e un raggio di sole che penetra nelle sue profondità diventa il fantasma del titolo. Tuttavia, in realtà, questo flusso discendente di luce è semplicemente un aspetto naturale del canyon. Cercatelo on line e troverete una vasta gamma di fotografie che mostrano tutte la stessa caratteristica . Sono tutti sorprendenti come Phantom . Il fotografo non ha aggiunto nulla al valore di ciò che già c’era. Google è pieno di “grandi” immagini che hanno la stessa caratteristica naturale maestosa”. E poi continua affermando che “come una foto a colori senza pretese artistiche, questa sarebbe una preziosa testimonianza della natura. Invece, sostiene di essere di più; aspira a essere ‘arte’. È questa artificiosità ostentata che la spinge nel regno del falso”. La sua ambizione , sostiene ancora il critico del Guardian, deriva dai dipinti creati più di un secolo fa, e fa quello che i fotografi Pittorialisti di età vittoriano hanno già fatto: scimmiottare i classici per sembrare classici.

“Phantom mira al sublime, quel senso di stupore di fronte alla natura descritto da Edmund Burke e portato a livelli sontuosi dai pittori nel XIX secolo.  Arriva sulla scia di queste rappresentazioni artistiche del paesaggio americano – e pigramente le emula. Si tratta di un luogo comune : facile per gli occhi e per la mente, trito e di terza mano. Se questa è la più preziosa fotografia d’arte  della storia , Dio aiuti la fotografia d’arte”.

Argomenti molto condivisibili, che fanno riflettere. Resta il fatto che per l’acquirente quel ‘sublime’ ha colpito nel segno e è bastato a fargli scucire la sublime somma 6,5 milioni di dollari.